facebook twitter rss

Baldini, lettere di licenziamento
ai lavoratori ostaggio del cavalcavia

ANCONA – Stamattina il picchetto davanti alla questura e l’incontro con il questore. Domani con il prefetto. Ma intanto la ditta di Camerano non può lavorare: bloccato anche il cantiere per la ricostruzione di San Ginesio
martedì 18 aprile 2017 - Ore 19:17 - caricamento letture
Print Friendly

La protesta dei lavoratori Baldini in questura

 

I lavoratori mostrano le lettere di licenziamento ricevute stamattina

 

di Emanuele Garofalo

Oggi gli operai della impresa di Sandro Baldini erano attesi a San Ginesio per iniziare la demolizione della scuola. E’ uno dei progetti simbolo della rinascita dei territori colpiti dal sisma, firmato dall’Univpm (leggi l’articolo). Peccato che i 15 lavoratori di Baldini proprio stamattina abbiano ricevuto le lettere di licenziamento. Perché la ditta è bloccata dal divieto di accesso al cavalcavia che collega l’impresa con la strada direttissima del Conero, unico ingresso per camion e ruspe. Il divieto è stato imposto dalla società Autostrade, per paura di crolli sulla A14. E’ la vicenda assurda dell’impresa di Camerano che si occupa di trattamento di materiali inerti da demolizioni e movimento terra. Il ponte è al centro di un braccio di ferro dal 2013, ma solo martedì scorso la società Autostrade ha deciso lo stop: il cavalcavia costruito nel 1973 con una capacità di carico di oltre 70 tonnellate, improvvisamente, senza alcuna perizia tecnica o collaudo, è stato limitato al passaggio di mezzi di 12 tonnellate. Un’assurdità perché proprio i mezzi della società Autostrade, durante i lavori di ampliamento della terza corsia, hanno utilizzato la ditta Sandro Baldini per scaricare l’asfalto fresato, passando con i mezzi pesanti su quel ponte. Tanto più che la strada è privata, e Autostrade per l’Italia non vanta neanche un diritto di servitù. Un giro di vite che è arrivato un mese dopo la tragedia che ha visto la morte dei coniugi Diomede e il crollo del cavalcavia 167 tra Loreto e Ancona Sud, a poche centinaia di metri dal ponte al centro delle polemiche di questi giorni. Per evitare il passaggio di mezzi pesanti, martedì 11 aprile sono stati piazzati blocchi di cemento a sbarrare la strada. Gli operai si sono trovati così con alcuni mezzi pesanti bloccati dentro alla ditta e l’altra metà dei camion chiusi fuori, sulla strada. Impossibile lavorare. Mercoledì, dopo aver sentito l’avvocato dell’impresa e fatto ricorso contro la decisione unilaterale della società Autostrade, i lavoratori hanno spostato i blocchi di cemento per poter lavorare. Risultato? Il titolare Sandro Baldini si è visto denunciato per furto aggravato e sabato i blocchi sono tornati al loro posto.

Simone Paoletti, uno dei lavoratori ricevuti dal questore

Esasperato, l’imprenditore stamattina ha inviato ai suoi 15 lavoratori la lettera di licenziamento, in attesa della decisione della magistratura. Perché come il cantiere di San Ginesio, l’impresa Baldini sta perdendo altre commesse o sta accumulando ritardi che dovrà scontare: lottizzazione a Offagna, impianti antincendio nel porto, i lavori al Numana Blu. In tutto, almeno un milione di euro di appalti che stanno andando in fumo. Stamattina alcuni dei lavoratori hanno protestato davanti alla questura e consegnato al questore Oreste Capocasa le lettere di licenziamento, chiedendo di incontrare il prefetto D’Acunto. Incontro in prefettura previsto per domani, mercoledì 19. Intanto i dipendenti continuano notte e giorno con il loro picchetto lungo la direttissima del Conero. Arrabbiati e amareggiati, ripensando alle beffe subite. Come tre mesi fa, quando la società Autostrade ha impiegato l’impresa Baldini e i suoi mezzi pesanti per spalare la neve dalla grande viabilità a 20 minuti dall’hotel Rigopiano di Farindola, mentre tutta l’Italia guardava ai soccorsi per salvare i dispersi della slavina. Allora, i lavoratori erano accolti come eroi in Abruzzo. “Oggi non state uccidendo una azienda, ma una famiglia di 15 persone. Saremo costretti a fare i criminali se perdiamo il lavoro” commenta Simone Paoletti, uno dei lavoratori di Baldini, trattenendo rabbia e lacrime. Per uscire dall’impasse, l’impresa chiede la riapertura del ponte, anche con un collaudo tecnico che confermi la stabilità della struttura. Ai lavoratori è arrivata la solidarietà del deputato Pd Emanuele Lodolini. “Sono pronto a mettere in atto tutte le azioni possibili. Sono a fianco dell’azienda e dei lavoratori e auspico la revoca della decisione o almeno la sospensione della stessa auspicando un veloce collaudo dalla stessa Autostrade per l’Italia per risolvere la questione e scongiurare che 15 famiglie restino senza lavoro” ha concluso il deputato Pd, annunciando che chiederà l’intervento del ministero.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page



Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons
X