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Ricostruzione pesante,
accolte le modifiche dei sindaci
Pettinari: “Positiva inversione di marcia”

SISMA - Anche i costi previsti sono stati allineati a quelli dell'Emilia, come chiesto dagli amministratori e dai tecnici da loro incaricati di presentare osservazioni. Il presidente della Provincia: "Questo deve essere il metodo. I nostri territori devono essere protagonisti e non il contrario"
venerdì 14 aprile 2017 - Ore 19:32 - caricamento letture
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di Federica Nardi

La ricostruzione post sisma delle Marche non costerà meno di quella dell’Emilia. L’ultima ordinanza del commissario Vasco Errani sulla ricostruzione privata ha accolto la richiesta dei sindaci del cratere di adeguare i parametri di costo, ritenuti troppo bassi per coprire effettivamente i danni delle case e poco competitivi per le imprese. È aumentato quindi anche il contributo massimo che si può concedere a chi deve sistemare o ricostruire la casa. Una delle conquiste di un team di amministratori e tecnici del Maceratese che hanno proposto a Errani le loro osservazioni sulla bozza, poi accolte nel provvedimento definitivo.

Da sinistra il presidente della Provincia di Macerata Antonio Pettinari e il commissario Vasco Errani

«Questo deve essere il metodo – dice il presidente della Provincia, Antonio Pettinari – i nostri territori devono essere protagonisti e non il contrario, cioè che le ordinanze e i provvedimenti vengano imposti e che si debbano fare riunioni dopo che si è già deciso». Si tratta, dice Pettinari, «di sostanza, perché poi sono le comunità che devono attuare i provvedimenti. Va segnalata quindi questa positiva inversione di marcia». Tra gli emendamenti proposti dai sindaci maceratesi e accolti nel testo definitivo dell’ordinanza anche il doppio passaggio per presentare i progetti per la richiesta di finanziamento. Il proprietario presenta prima un progetto preliminare, che riceve o meno l’ok per il contributo, e solo in un secondo momento il progetto esecutivo. Sbloccate anche le varianti non essenziali, così che in caso di modifiche in corso d’opera non strutturali i lavori possano comunque continuare. Tra le novità i diversi livelli di danno delle case classificate E, cioè completamente inagibili. È stata pensata una scala che va da 1 a 5 per capire quali case sono da demolire e da ricostruire e in quali casi il contributo copre anche la demolizione. Per i primi due livelli non è previsto il finanziamento per la demolizione ma se il privato decide di pagare di tasca sua per abbattere la casa può beneficiare di diversi sgravi fiscali. È stata inoltre precisata la definizione di “aggregati edilizi”, cioè le case molto vicine tra loro. Una situazione ricorrente nei centri storici e nei nuclei rurali: se tra questi edifici ci sono anche case abbandonate queste avranno diritto al contributo per essere sistemate. Si vuole evitare in questo modo quello che è successo con l’ultimo terremoto, cioè che singole case non adeguate sismicamente o pericolanti crollino danneggiando le abitazioni vicine. Accolta anche la richiesta, venuta dai Comuni più colpiti, di rendere obbligatoria la microzonazione sismica prima di ricostruire. «Nei territori più devastati – conclude Pettinari – bisognerà svolgere anche indagini di compatibilità idraulica, idrogeologiche e geomorfologiche».

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