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Oltre mille persone per Roberto:
“La tua morte ci ha scosso
allo stesso modo del terremoto”

SARNANO - Una folla al funerale del ristoratore di 53 anni, scomparso martedì sera in un incidente stradale. Don Luigi Verolini: "Per te in cielo ci sarà una pizzeria migliore". Sulla bara di "Mercoledì", come era soprannominato, la maglia della Juventus con il numero uno e la scritta "E Andiamo", frase che diceva sempre. All'uscita del feretro applausi e le note di "Amico" di Renato Zero
venerdì 14 aprile 2017 - Ore 20:47 - caricamento letture
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L’applauso all’uscita del feretro

 

Roberto Seccacini

 

di Marco Cencioni

Le note di “Amico” di Renato Zero e un applauso scrosciante hanno salutato l’uscita, dai locali parrocchiali della chiesa di Pian di Pieca, a San Ginesio, del feretro di Roberto Seccacini, 53 anni, il ristoratore sarnanese scomparso martedì sera in un incidente stradale (leggi l’articolo), avvenuto a pochi metri di distanza dal luogo del suo funerale. In tanti, oltre mille persone, lo hanno voluto salutare, hanno voluto abbracciare la sua numerosa famiglia, cercando di consolare lo strazio del padre Giovanni e della madre Angelina, del figlio Davide, della sorella Maria Clara e del fratello Mauro. Proprio Giovanni, per tutti “Lallo”, ha accompagnato il feretro sul carro funebre gridando “E andiamo”, quell’urlo di battaglia che Roberto usava sempre, un gesto accolto dalla commozione e dagli applausi. Quella frase che è stata stampata dagli amici sulla maglia della Juve con il numero uno appoggiata sopra il feretro, quel grido che lo aveva accompagnato anche dopo il terremoto, dopo che aveva dovuto abbandonare la sua casa e il ristorante pizzeria “Il Colle” danneggiati dal sisma. Roberto non aveva mollato. Avrebbe dovuto riaprire ieri i battenti di quel locale di cui in quasi trent’anni tanti, se non tutti nella zona dell’entroterra maceratese che dal paese delle Tre Torri abbraccia il fermano a l’ascolano fino ai piedi di Macerata, sono stati clienti e quindi, inevitabilmente, suoi amici. Non c’è riuscito per un tragico disegno del destino che lo ha tolto all’affetto di un’intera comunità perché “Mercoledì”, così soprannominato per via del giorno di chiusura del suo ristorante, era uno di quei personaggi a cui non si poteva non volere bene, uno di quelli che conoscevano tutti. 

Roberto Seccacini dietro il bancone del suo ristorante

«La morte di Roberto è un dramma, la sua scomparsa ci ha scosso allo stesso modo del terremoto – dice durante l’omelia don Luigi Verolini, che ha celebrato la funzione assieme a don Marcello Squarcia  – Noi possiamo solo rispettare la volontà di Dio e accettarla, sicuramente per Roberto è stata preparata una vita migliore, una pizzeria migliore in cielo. Staremo vicini ai suoi tanti parenti perché sappiano reagire». Al termine della cerimonia è stato il fratello Mauro, per tutti “Il capitano” per via della fascia della società sportiva Sarnano indossata per tanti anni, a continuare a svolgere il suo “ruolo” anche a nome della famiglia. «Premetto che il mio cuore batte così forte che sembra voglia uscire dal petto, ma non potevo fare a meno di dire due parole di ringraziamento a nome di tutti noi – ha detto -. In questi giorni cosi drammatici, dolorosi e soprattutto tanto amari ci avete mostrato in ogni modo possibile tutta la vostra vicinanza, tutto il vostro affetto. Ciao Robè». L’applauso fragoroso che è scattato al termine delle parole del fratello di Roberto Seccacini ha interrotto per un attimo i pianti. Ad attendere l’uscita del feretro fuori dai locali parrocchiali, sulle note di “Amico” di Renato Zero, c’erano tutti. Dopo l’applauso, e prima che il feretro venisse caricato nel carro funebre, è stata la sorella Maria Clara a dire di attendere. Ha voluto che tutti ascoltassero la canzone sino al termine, forse per arrivare a quel verso sul finale che dice “Amico è bello… Amico è tutto… E’ l’eternità. E’ quello che non passa, mentre tutto va”. Proprio come il suo Roberto.

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