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Costretto a cambiare casa
perché vivere in corso della Repubblica
è diventato un inferno

LA LETTERA di Carlo Cambi al sindaco Carancini: "Le spiego perché per noi residenti del centro storico la vita è diventata impossibile". Baloccarsi con il Park-Si e fare di tutto per riempirlo impiegando i vigili nel multificio e fregandosene del decoro della città, dell’arredo urbano, della mancanza di attività produttive e creative è la dimostrazione più evidente che Macerata è destinata al declino tra interessi elettorali e di bottega"
mercoledì 22 marzo 2017 - Ore 11:00 - caricamento letture
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Carlo Cambi

 

di Carlo Cambi

Caro sindaco se lo lasci dire lei si muove tra Neverland (l’isola, pedonale, che non c’è) e la fortezza Bastiani (il centro storico), ma ignora come è davvero la sua città, come (non) vive e non vede il declino che Macerata, un tempo grande e orgoglioso caposaldo di un contado opimo, ha imboccato ridotta nelle dimensioni economiche, svilita dal luogocomunismo culturale, erosa nella consistenza demografica e nella vitalità democratica. Accetterà spero questa missiva come un consiglio, o se preferisce come un appello, di un cittadino che è costretto ad abbandonare il centro storico divenuto ormai terra di conquista di diffusa arbitrarietà, di prevaricazione costante quando non di effettiva illegalità, Qui si vive tra schiamazzi e pozzanghere di vomito, tra risse e bottiglie rotte, tra siringhe gettate ovunque e tracotanze in una città che ha smarrito la sua vocazione, che s’accontenta di essere una piadineria sulla cui qualità è lecito porre più di un dubbio non avendo più la forza di essere né un centro d’affari e di compere attrattivo né un motore propulsivo di iniziative da esportare oltre le mura, una discoteca sgarrupata, un’accozzaglia urbana senza identità. Me ne vado dal centro storico espulso dalla invivibilità causata dalla tracotanza altrui e dall’assoluta indifferenza di chi dovrebbe far valere il diritto dei residenti a vivere la città.

Incontro dei commercianti con l’amministrazione sulla ztl

Consentirà che la tedi per qualche riga sulle mie vicende personali. Non si preoccupi: ciò che dirò pur essendo molto politico non ha nulla di politico. In mancanza di opposizione a Macerata si vive una sonnacchiosa democratura e a suo merito va il fatto che nonostante lo abbiano lasciato solo al comando lei ci mette ancora passione e dedizione. Ma è proprio questo il punto; mancando le visioni critiche se non ridotte a trascurabili beghe – de minimis non curat praetor e del resto guardando al centrodestra e ai suoi componenti in consiglio vale il detto marchigiano che le cerque non fa li melaranci – ella si trova a specchiarsi nel suo proprio operato e non può che concluderne che è il meglio del possibile. O forse no. Io mi limito in questa lettera a proporle lo scenario reale della mia Macerata: sarà lei a decidere se il mio dire sia commendevole o sia la solita lagnanza del cittadino incontentabile.

Da alcuni mesi, essendo la mia casa di via Mozzi inagibile per il terremoto anche se c’è voluto del bello e del buono per convincere un tecnico del Comune ad attivare le schede fast e a esaminare la stabilità degli edifici: il solerte funzionario (ho le registrazioni, occhio!) s’è lasciato scappare che se avesse dovuto avallare tutte le inagibilità il Comune non avrebbe retto all’impatto economico, sono sfollato in corso della Repubblica. I maceratesi di vecchia data mi dicono esser stato il salotto buono e una delle vie dello shopping e dello struscio più cool del Centro Italia. A considerarlo oggi e nonostante gli sforzi dei commercianti sembra una viuzza. Tranne che tre sere alla settimana quando si trasforma prima in un bivacco, poi in una delle peggiori periferie di Caracas (lo dico facendo il verso ad uno spot, non ho proprio nulla contro i venezuelani e la loro capitale) e infine in una latrina.

Corso della Repubblica

Le chiamano serate universitarie e a osservarle c’è da nutrire più di un dubbio sulla nostra accademia! In particolare ci sono due locali che fanno discoteca fino alle 4 di notte, che consentono che si beva fino a quell’ora e lasciano che gli avventori portino le bottiglie all’esterno, alimentando questa particolarissima movida al succo gastrico con minzioni abbondanti e urla assordanti e che immagino prosperino su di essa. Per tre sere alla settimana corso della Repubblica – peraltro isola pedonale ante litteram di Macerata – è riservato dominio dei barbari. Se vuole conferma si rivolga agli addetti alla pulizia delle strade che sono costretti a recuperare vetri rotti in gran copia e a disinfettare la strada dalle pozzanghere di vomito e di escrementi che i barbari della notte lasciano. Lo so che volendo la si potrebbe definire vivacità culturale, ma questa via gastrica alla conoscenza mi lascia qualche perplessità. I ripetuti appelli alle forze dell’ordine si rivelano inefficaci e spero che la procura della Repubblica assuma questa mia lettera come notizia criminis. Sperare nei vigili urbani è cosa non buona e ingiusta: loro devono multare per convogliare verso il Park-sì e comunque nelle notti folli di corso della Repubblica non hanno mai dato segno d’esistenza in vita nonostante i loro stipendi siano erogati in forza delle nostre tasse non trascurabili per entità.

Polizia municipale

Ma a lei caro sindaco chiedo queste semplici cose: è in grado di far controllare se i suddetti locali hanno le licenze in regola? Come prima autorità sanitaria è in grado di rassicurare i cittadini che le deiezioni e i rigurgiti “universitari” non costituiscono pericolo per la salute pubblica? Come controllore dei vigili urbani e perciò responsabile della sicurezza pubblica lei sindaco è in grado di farci sapere se la somministrazione di alcolici in bottiglia è lecita dopo una certa ora e se il volume della musica, l’assembramento in ore notturne costituisce o meno violazione delle disposizioni di legge? E infine come primo cittadino, giusto per far valere che le tasse e la legge sono uguali per tutti, le chiedo: potrebbe sollecitare la guardia di finanza a farsi un giro per verificare se gli scontrini sono regolari e così la denuncia dello spettacolo alla Siae con la play list dei brani che vengono propagati oltre ogni limite di umana sopportazione? Perché sa sindaco se lei sguinzaglia gli urbani a far multe con l’intento lodevole di alimentare il Park-Si, ma poi trascura di far applicare la legge anche per altre incombenze che la riguardano (le licenze, gli orari, i decibel, il decoro urbano, le previsioni sanitarie) allora quelle multe non sono più ammende per violazione di legge, ma diventano gabelle medievali imposte da chi con arbitrio impone non la norma, ma la protervia del potere.

Una di queste sere al culmine della sopportazione ho chiamato il 113 restio assai a far intervenire una volante per tacitare gli amplificatori e disperdere i vomitatori con l’obiezione “noi mandiamo gli agenti, ma tanto poi ricominciano: faccia un bell’esposto al questore piuttosto”. Come dire: si dia pace, non c’è soluzione. Ma c’è prevaricazione. Ora caro sindaco apprendo da Cronache Maceratesi – preziosissimo strumento d’informazione che ci consente di essere comunità – che lei lodevolmente persegue la chiusura del centro storico alle auto e prosegue nella concertazione con i commercianti per arrivare ad una soluzione condivisa. Per ora io mi accontenterei che chiudesse d’imperio quei locali che rendono invivibile il centro, ammesso che ve ne siano le condizioni e le previsioni normative. Siccome non lo farà so già che dovrò chiudere casa e andarmene. Magari a Civitanova così contribuisco alla crescita demografica della costa che ormai inevitabilmente insidia la centralità territoriale della nostra fu provincia.

Parcheggio Centro storico, ex Parksì

Da questa mia esperienza però voglio trarre alcune indicazioni più generali. Lei ha comprato il Park-Si – lasciamo perdere che probabilmente si poteva indurre la Saba a recedere dalla convenzione senza pagare – ritenendolo pilastro di un disegno complessivo di città e giustamente afferma: se do parcheggio posso chiudere il centro e restituirlo a una dimensione urbana. Ora lo so che lei è rimasto nel Pd e che i riferimenti che sto per proporle stanno più con Articolo 1, ma vede nel vecchio Pci c’era qualcosa di buono, c’erano delle teste pensanti. Se lei avesse un po’ di cultura urbanistica e si rileggesse prima Campos Venuti, poi Pier Luigi Cervellati scoprirebbe che la tutela e il rilancio dei centri storici non possono prescindere dalla residenzialità. Pensi che Cervellati è arrivato a inventare gli orti urbani – poi imitati da tutta Italia – per consentire agli anziani di mantenersi cittadini dei centri storici. Egualmente si è tentato di fare con gli artigiani e con la tutela delle botteghe e dei locali storici. Lei sta disegnando invece il centro storico di Macerata come la fortezza Bastiani di Dino Buzzati (le farò recapitare in Comune Il deserto dei Tartari, magari lo legge e comprende il mio punto di vista) come una vuota munizione arroccata su di un colle per difendersi da nemici inesistenti senza comprendere che i veri nemici stanno all’interno e sono l’isolamento, l’autoreferenzialità, la mancanza di spinta ideale.

Per fare un centro storico non bastano alcuni spacciatori di calorie più forse alcuni altri spacciatori, non bastano le serate universitarie. Per fare i centri storici servono prima di tutto i residenti, poi gli opifici e le dotazioni culturali, poi i commerci, infine gli svaghi. Invece lei caro sindaco agisce esattamente al contrario. A pensar male si potrebbe ritenere che ella abbia una propensione ad espellere residenti dal centro storico per convogliarli sulle zone limitrofe dove s’affolla l’invenduto dei nostrani palazzinari. Pensano così anche per il post sisma e dunque lei è perfettamente in linea. Da un’amministrazione che ha concepito lottizzazioni come via Trento, come le Vergini, come la Pace è lecito attenderselo. A pensare ancora più male si potrebbe ritenere che essendoci in vista elezioni politiche a breve ella aspiri – e giustamente – a emigrare a Roma così si tiene buono il coté dei commercianti, sollecita con iniziative le periferie e lascia alla sua successora al soglio comunale una buona piattaforma ideologica da sbandierare. Questa si chiama politique d’abord, non buona amministrazione!

Il sindaco Romano Carancini

Ai nostri anziani quali spazi di agibilità garantisce ella in centro storico? E ai bambini? Lei crede che la città viva di quattro salti in padella e quattro salti sul corso in attesa della barella per il coma etilico? Avessero una piscina dove sfogarsi questi universitari magari affogherebbero l’alcol nell’acqua, le vasche le farebbero sul serio e non in corso della Repubblica fradici di alcol e storditi dalla musica (?).  I centri storici vivono e hanno un senso e dunque ha massimamente senso chiuderli alle auto e renderli fruibili e nella loro reale dimensione – quello di Macerata è talmente piccolo che davvero non esiste ragione per farci passare le automobili – se sono dei luoghi e cioè – per dirla con Marc Augé – se restano identitari, storici e relazionali. Ma l’identità al centro la danno i residenti e gli operatori, la relazionalità è data dagli spazi urbani, la storicità sta nell’esaltazione della struttura urbanistica, delle architetture e delle storie (intese come biografie dei residenti) e della Storia. La faccio riflettere su di un dato. I bei palazzi di Macerata hanno avuto una funzione e una loro vicenda: chi la conosce? Com’è che per le giornate del Fai non c’è nessun fermento a Macerata? Com’è che dopo averlo ristrutturato palazzo Bonaccorsi è rimasto un ibrido?

Vede sindaco lei negli ultimi tempi si è molto speso in riunioni di architetti e ingegneri nel post terremoto – forse anche per nascondere alcune ignavie sul caos ricostruzione? – perché non convoca urbanisti e architetti a disegnare la città nella sua fruibilità? Lei annuncia il nuovo polo scolastico alle Casermette, ma se guarda alla città si renderà conto della contraddizione urbanistica in cui viviamo. E sa perché? Perché Macerata non ha più né una vocazionalità, né, forse, un’identità. L’abbiamo affogata in un mare di birra e di decibel a beneficio di una volgarissima concezione del centro storico come bivacco dei barbari. Perché lei a chi risponde che la città declina replica con le aperture dei localini mangerecci, ma si dimentica che ci sono spazi come l’ex Upim, come l’Oviesse, come la Banca d’Italia enormi e deserti, che lungo strade del centro come via Gramsci o corso Matteotti – solo per dirne un paio- le attività commerciali morte non sono più risorte, lei non vede la fuga continua di esercizi verso i centri commerciali, non s’accorge che in centro storico non è rimasto nulla di produttivo, che la città ha perduto le sue abilità artigiane e le proprie sapienze culturali. E’ una grande e lodevole idea quella del campus universitario urbano, caratteristica peraltro di Macerata, ma è indispensabile che la presenza degli studenti sia bilanciata da quella dei residenti, che la città si esprima nella sua forma di società complessa e comunità coesa. Vede sindaco la competizione tra territori oggi richiede che le dotazioni delle città siano potenti e contemporanee. Se l’università vuole fare il campus urbano ed essere competitiva anche nella capacità di accoglienza deve fornire cinema, teatro, palestre, centri medici, piscine (scusi l’insistenza), negozi, luoghi di aggregazione, librerie multitasking, vera connessione permanente, mobilità efficiente. Le pare che bastino dei bar rivestiti da discoteche per essere competitivi? E lo scambio studente-residente dove avviene se il residente è espulso e lo studente (anche con gli affitti in nero) è ridotto a merce?

Lei procederà – dicono le Cronache – alla pedonalizzazione di concerto con gli operatori e lento pede, ma fermo nella determinazione. Bravo! Pero mi lasci dire: una volta che ha pedonalizzato che farà della città? Che il suo sia un approccio più ideologico e in larga misura propagandistico oltreché giustificazionista dell’incomprensibile spesa del Park-Sì, che non programmatico lo dimostra il fatto che la nostra è l’unica Ztl d’Europa chiusa di giorno e aperta di notte. Di giorno è chiusa perché si vede, di notte è aperta perché chi se ne frega se il centro diventa ostaggio dei barbari. Giusto sindaco: tanto lei se ne sta chiuso nella fortezza Bastiani!

Con ossequi, le manderò i saluti dalla mia nuova residenza.

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