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“Quando Valerio Viccei in carcere
mi promise rivelazioni
sul caso De Rothschild”

ESCLUSIVO - Parla l’ex colonnello dei carabinieri, Salvatore Forte, già comandante a Camerino. “La morte violenta dell’autore del colpo del secolo che aveva sottratto nel caveau londinese documenti intestati al banchiere Calvi, rilasciati dal Vaticano, spezzò il sogno di dare soluzione ad uno dei misteri più fitti della cronaca marchigiana”
sabato 18 marzo 2017 - Ore 10:51 - caricamento letture
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Un’immagine ‘eccezionale’: Podalla di Fiastra, sera di fine gennaio 1982: I carabinieri hanno appena ritrovato in un boschetto i resti dell’ex baronessa e di Gabriella Guerin

 

 

Dall’inviato Maurizio Verdenelli

Sette (o quasi) anni in Tibet. Non è un remake del film di Jean-Jacques Arnaud (avrebbe voluto come sceneggiatore Dante Ferretti) sulla vicenda del leggendario alpinista austriaco Heinrich Harrer, ‘maestro’ del giovane Dalai Lama. E’ la storia, invece, di un capitano elicotterista che dall’89 al 95 ha comandato la Compagnia dei carabinieri a Camerino, l’antica capitale dei Varano arroccata come Lhasa, seppure a quote molto più basse, tra i monti ‘assediata’ e ‘vinta’ la prima da una grande potenza mondiale: la Cina; la seconda da una forza cui pure non si resiste: il terremoto. Salvatore Forte, ufficiale e gentiluomo, ha legato ai Sibillini e al mistero eterno di queste montagne una parte importante della sua vita. Perché Salvatore è pure il pilota che dall’alto riuscì a far luce iniziale sul caso de Rothschild: enigma la cui ‘chiave’ la Sibilla sembra aver tenuto per sempre in sé. Un ‘riserbo’ contro il quale niente hanno potuto le indagini –con la prima rogatoria internazionale- di un eccellente magistrato, forse il migliore apparso nel Maceratese: Alessandro Iacoboni, romano, dapprima giudice istruttore a Camerino (un centro storico mai abbandonato: solo adesso a causa dell’inagibilità della casa) poi presidente del tribunale di Macerata, ora in lunga attesa di trasferimento nella natia Roma, con destinazione la Corte di Cassazione.

Le ricerche

“Neppure lui parla più volentieri del caso” si lascia sfuggire Salvatore andato in pensione con il grado colonnello dopo aver fondato a Treviso il Nucleo Elicotteri dell’Armai. Lui e la moglie Francesca Macina (già redattrice del ‘Corriere Adriatico’) non hanno più lasciato Treviso. Dopo aver lasciato la Benemerita, l’ex comandante ha diretto il servizio di Sicurezza all’aeroporto di Venezia. Ed ora, insieme con Francesca ed i figli Andrea ed Alessia, è alla guida di un importante gruppo di Vigilanza privata: Forte Secur Group (leggi l’articolo).

Salvatore Forte

“Già, il caso De Rothschild” ricorda Salvatore, tornato a Camerino in compagnia della moglie recando ‘nuovi’ ed urgenti soccorsi. “C’è stato un momento in cui ho pensato d’aver in pugno la soluzione. Fu quando il procuratore Erminio Mura, mi inviò nella Casa circondariale di Pescara ad interrogare Valerio Viccei, autore di quella che i giornali di tutt’Europa definirono la ‘rapina del secolo’”. Chi era l’ex Nar, ‘lupo’, come la stampa pure lo indicava? Valerio Viccei (nato ad Ascoli Piceno nel ’55) e la sua banda, il 12 luglio 1987 grazie a complicità interne e ad un piano studiato nei particolari, erano penetrati nel caveau fino ad allora inviolato del Safa deposits Center a Londra, nel quartiere di Knightbridge, Brompton Road, svuotando le 126 cassette blindate. Dentro un c’era un tesoro: denaro, gioielli, diamanti, perfino cocaina per un valore di 140 miliardi di lire. Viccei, the Italian Stallion (il playboy italiano) così anche variamente soprannominato dai tabloid, venne arrestato nella capitale inglese un mese più tardi alla guida di una Ferrari Testarossa e condannato complessivamente a 72 anni, ridotti a 30. Ottenendo poi nel novembre del ‘92, tra le polemiche nella stampa inglese che sospettava ulteriori benefici in Italia, di poter scontare la parte residuale della pena nel proprio Paese. Nell’ottobre del 96, Viccei detenuto a Pescara, godette in effetti della semilibertà seppure dopo una dura battaglia legale con l’ufficio di sorveglianza dell’Aquila: la mattina era un impiegato modello un ufficio del centro nel capoluogo abruzzese, il rientro in cella dalle 21,30.

La biblioteca Valentiniana

“Tuttavia quando lo interrogai a Pescara –racconta l’allora capitano Salvatore Forte- correva il ’93 e l’uomo della ‘rapina del secolo’ si trovava stabilmente detenuto in carcere. Il dottor Mura mi aveva inviato da lui perché era circolata la notizia che Viccei, nel caveau londinese, si era imbattuto in documentazioni a dir poco ‘esplosive’: un passaporto ed una carta d’identità in bianco rilasciati dallo Stato del Vaticano a Roberto Calvi, il presidente del Banco Ambrosiano trovato impiccato nel giugno dell’82 sotto il ponte dei Frati Neri a Londra: uno dei grandi e tragici misteri italiani”. C’era però un mistero nel mistero: i documenti contenuti nella cassetta intestata a Francesco Di Carlo legato al mafioso Pippo Calò, recavano la data 1983. Un anno dopo, quindi, la fine di Calvi nella quale ‘Cosa Nostra’ appariva coinvolta. Tuttavia esisteva un filo che metteva insieme un antiquario marchigiano, arrestato a Roma per ricettazione di parte della refurtiva di Knightbridge, un altro antiquario e la morte dell’ex baronessa De Rothschild e della sua amica friulana Gabriella Guerin, scomparse nel novembre ’80 sopra Sarnano. I due magistrati italiani, titolari delle indagini sul caso Calvi, avevano già interrogato ‘lupo’ a Londra, ricavandoci poco. A parte la conferma che l’ascolano aveva fatto sparire altra copiosa documentazione riguardante il presidente del Banco Ambrosiano, presenti nella cassetta di sicurezza: per tirarli fuori, Viccei avrebbe richiesto d’essere inserito in un programma di protezione.

Valerio Viccei

“Anche con me – rivela adesso l’ex comandante dei Carabinieri di Camerino- Valerio Viccei si mostrò evasivo. Gli strappai tuttavia un’importante promessa: ‘Quando uscirò dal carcere tra due anni, le racconterò tutto. Allora sarà chiarito anche il caso De Rothschild. In effetti lui, come aveva previsto, anche se soltanto semilibero, uscì dalla casa circondariale ma delle rivelazioni promesse, nulla. Mi disse, però, anche un’altra cosa, Viccei…”. Cosa?  “Che non aveva mai impugnato un’arma nell’intero arco della sua carriera criminale. La stessa ‘rapina del secolo’ era avvenuta senza che fosse stato sparato un solo colpo: tutto si era svolto infatti come in un film della serie ‘Banditi gentiluomini’ (A conclusione Viccei aveva augurato un perfetto ‘good afternoon’ ad una guardia, all’uscita del Safe deposits Center ndr)”. Ed allora? “Allora rimasi sorpreso quando seppi che era morto violentemente, il 18 aprile 2000 sulle alture tra Pineto e Castel di Lama al confine tra Abruzzo e Marche, in una zona isolata”.

La conferenza stampa, tra i giornalisti, Luigi Avi e Francesca Macina. Al di là del tavolo insieme con il cap. Forte e gli ufficiali del comando provinciale, il maresciallo Giuseppe Losito

Valerio Viccei venne ucciso in uno scontro a fuoco (un episodio con molti contorni in ombra, misterioso, scrissero i giornali) nei pressi di un casolare, con carabinieri e polizia: con lui c’era un pentito della Sacra Crorona Unita, collaboratore di Giustizia, illeso. Nella sparatoria rimase ferito un sottufficiale. Tra pecore, cani selvatici e capannoni abbandonati, finì tragicamente la carriera di ‘lupo’, uno che non lasciava mai nulla al caso. Postumo, nel 2004 uscì un suo libro di memorie (finito di scrivere anni prima: in un’intervista annunciava l’intenzione di darlo presto alle stampe). Viccei si portava definitivamente nella tomba molti segreti: anche la ‘chiave’ del ‘Giallo dei Sibillino’, promessa a Salvatore Forte.

E molto probabilmente una verità alternativa alla fine di Jeannette May ex baronessa De Rothschild e Gabriella Guerin, archiviata definitivamente come ‘morte bianca’, lasciando nel sentimento popolare un acuto senso di mistero irrisolto. In quell’inverno di 27 anni fa, era stato proprio l’allora capitano elicotterista Forte levatosi in volo da Falconara dove dirigeva il reparto, a segnalare la Peugeot nera delle due donne ad Acquacanina, vicino al villino Galloppa, dove si riscontrarono poi le loro ultime tracce. La coltre di neve di quella tormenta di fine novembre dell’80 si era gradualmente assottigliata lasciando scorgere dal cielo il ‘tettino’ nero dell’utilitaria. ”Sapevano che l’ex baronessa aveva appuntamento, quel pomeriggio, con il geometra sarnanese che gli curava la ristrutturazione della casa di Schito e quella zona in modo concentrico volavamo ogni giorno, quando il meteo lo permetteva. E così a trecento metri dallo chalet del tecnico, avvistammo l’auto”.

Luigi Avi

L’inchiesta dirà che dal villino Galloppa, dopo il pernottamento (per la sopravvenuta tormenta, impossibile era stato il ritorno a Sarnano) Jeannette e Gabriella avevano successivamente tentato il ritorno a piedi. Sbagliando direzione e finendo verso Fiastra: nel boschetto di Podalla, vicino al lago, un cacciatore ne avrebbe avvistato i resti, a fine gennaio ‘82. Il Cai si mostrò dubbioso sulla possibilità che questo fosse accaduto davvero, considerato che le due donne non conoscevano i luoghi, molto scoscesi e soprattutto innevati, che chiaramente rendevano difficoltosa la discesa anche per guide esperta.  “Quante sopralluoghi sull’altopiano! quante indagini! Momenti non facilmente rimovibile nel ricordo. Con i colleghi Giacomo Battaglia, a Camerino ed Antonio Di Girolamo, a Tolentino (120 militari, 5 unità cinofili, 2 elicotteri) eravamo impegnatissimi nelle ricerche delle due scomparse che sembravano però essersi volatilizzate nell’aria. E che emozione quando a distanza di quattro anni, fui trasferito proprio nella Città Ducale: sarebbe sempre restata nel mio cuore ed ora, in questi mesi drammatici, lo è ancora più” aggiunge, commosso, Salvatore.

Che ricorda di quegli ‘anni formidabili’ a Camerino anche altri episodi, operazioni brillantemente portate a termine. Anche ed eccezionalmente, una volta, con la preziosa collaborazione delle ‘insospettabili’ suore del monastero della Beata Mattia e naturalmente del vescovo Scuppa. “In un campo vicino c’era un discreto movimento: spaccio di stupefacenti tra Matelica e Camerino, implicati alcuni studenti universitari. Con la … dispensa ecclesiastica, sistemammo telecamere sotto le tegole del monastero restaurato da Enrico Mattei: in tal modo avemmo le prove per spezzare spaccio ed arrestare i responsabili. Ci fu poi un episodio curioso eppure con qualche rischio che coinvolse mia moglie”.

Rischi per Francesca? “Si. L’Arma ci aveva dotato di una ‘panda’, un’auto ‘civetta’ ma solo nelle intenzioni considerato il colore: un verde pisello squillante che l’aveva resa notissima, anzi celebre, nel circondario. Allora utilizzai per gli spostamenti l’anonima ‘punto 5 porte’ di mia moglie: anonima fino a quando gli spacciatori non si accorsero che ‘qualcosa’ non andava, che quell’auto era sempre alle loro calcagna. Così un giorno, Francesca mi disse un po’ impaurita che ‘tipi sospetti’ la seguivano… “. Il caso della Valentiniana: come andò? “Fu davvero una brillante operazione quella che ci portò a recuperare in tutta Italia, in casa di collezioniste e in negozi d’antiquariato, l’80% dei manoscritti, pergamene, stampe, antiche mappe (250 ‘pezzi’), d’inestimabile valore, sottratti dall’antica e celebre biblioteca. A rubare e a rivendere il prezioso materiale portato via dalla Valentiniana, era stato lo stesso custode: un giovane scapolo. Ci vollero due anni d’indagini”. Altro? “Certo e soprattutto quella che fu la prima indagine tecnologica in Italia applicata alla scoperta di una banda di rapinatori, romani incensurati, dotati dei primi cellulari in circolazione. Tra San Severino Marche, Castel Raimondo e Camerino avvenivano dunque colpi alle banche con modalità pressoché identiche. La banda si coordinava con i telefonini seguendo i vari spostamenti ed effettuando sopralluoghi nei pressi degli istituti di credito qualche giorno prima della rapina. Con il dottor Iacoboni, che guidava l’indagine, riuscimmo a filtrare tre numeri di cellulari sempre presenti nella ‘zone calde’ alla vigilia dell’entrata in azione della banda ‘dei romani’. E così alla fine nella rete caddero tutti”.

Dice ancora Salvatore: “Infine un ricordo particolare per il giornalista più bravo di Camerino: Gigetto Avi…”  Leggendario corrispondente de Il Messaggero… “Già, sempre in cerca di scoop, bravissimo notoriamente. Eravamo diventati amici, così una sera gli feci uno scherzo. Passai nel suo ufficio, in cima al corso, non dopo aver ‘istruito’ il mio centralinista di chiamarmi presso l’ufficio di Avi, con fare circospetto. Così avvenne e io simulai, dopo la ‘finta chiamata’ un’improvvisa fretta. A quel punto Gigetto non resse più. Con insospettabile agilità, allora (ma da giovane era stato un veloce giocatore di calcio) saltò a piedi pari la scrivania che ci divideva, mi afferrò alla giacca per trattenermi sulla porta: “Dimmi ‘qualcosa’, capità…”. Una grande risata fece svanire lo scoop sognato da quell’impareggiabile cacciatore di notizie”.

Brindisi a Villa Fornari, con Maurizio Verdenelli, Antonella Nalli (e marito), Nazzarena Barboni, i coniugi Forte con il figlio Andrea e fidanzata, i coniugi Corradini

Il tempo della memoria è finito, la ricerca del tempo perduto si ferma alla sala ristorante di Villa Fornari dell’amico Giorgio Bottacchiari dove Salvatore e Francesca Forte hanno preso alloggio. Prima di ripartire, il tempo per consegnare una forte donazione (destinata alla ricostruzione scolastica) all’onlus Raffaello di Nazzarena Barboni su indicazione dell’assessora comunale Antonella Nalli. A cena pure il rettore di Unicam, Flavio Corradini e sua moglie. Camerino, la zona rossa, sono di fronte all’albergo e al campo dei Vigili del Fuoco, in località Le Calvie: poche le luci che ‘bucano’ la notte, la Città Ducale sembra un Titanic non ancora vinto, in un mare affollato di iceberg ma pure di concreta solidarietà. Come quella dell’ex capitano e di sua moglie Francesca che, teacher dello yoga della risata, fra qualche settimana tornerà qui per insegnare a sorridere e soprattutto a sperare.

Il Club Soroptimist di Treviso ha ospitato la presidente dell’Associazione Onlus “Raffaello” di Camerino

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