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Trenta cavalli nella neve:
“Mai arrivate le stalle promesse”

STORIE DAL SISMA - Albano Liberti, allevatore, ha i suoi animali al freddo. Tra questi ci sono stalloni e esemplari da corsa. "Hanno fatto i sopralluoghi, non capisco perché non vengano portate le tensostrutture. Inoltre manca anche il mangime". VIDEO
lunedì 9 gennaio 2017 - Ore 18:47 - caricamento letture
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Albano Liberti

 

di Federica Nardi

Niente casa, niente stalla, niente mangime, temperature sotto zero e la Regione che “ci aveva promesso una tensostruttura per i cavalli entro novembre, forse intendevano quello del 2017”. Un anno che inizia tra la neve e i disagi quello di Albano Liberti, allevatore di Pievebovigliana (Valfornace). Liberti ha 43 anni, 30 cavalli da corsa, 30 capre e pecore e 10 maiali. Ma da agosto non ha più la stalla dove tenerli, il maneggio dove prendersene cura e poi da ottobre nemmeno più la casa. Tutto distrutto dal terremoto. E ora quei cavalli che alleva nella sua azienda per essere campioni “li tengo fuori sotto la neve, il vento e il gelo – dice Liberti -. Le capre e le pecore sono in una stalla pericolante, i cavalli tutti fuori tranne una che sta per partorire e alcuni stalloni”.

I cavalli nella neve

Chi doveva montare le stalle provvisorie “ha anche fatto un sopralluogo, non si capisce perché non partono con queste strutture. Non sono l’unico, anche altri amici a Ussita sono nella mia stessa situazione”, racconta. Liberti per sé è riuscito a trovare una sistemazione, per quanto precaria, da quando la scossa di ottobre gli ha messo ko la casa: “Sono andato a dormire in tenda, poi in roulotte e poi per fortuna un mio amico muratore mi ha montato un container dove si sta caldi, vicino ad alcuni cavalli che stanno in un capannone. Ma non posso tenerli tutti dentro, ci sono anche le cose che ho recuperato dalla mia vecchia casa”. In realtà una tensostruttura è arrivata per tempo ma è quella per il fienile e quindi “non posso metterci gli animali – dice Liberti – perché è tutta aperta, fa un freddo della miseria. Di notte arriviamo a meno sette gradi, di giorno a volte non si riesce a respirare per quanto è fredda l’aria. Metto il fieno per riscaldare gli animali, per fortuna non si sono ancora ammalati ma questo gelo fa loro un danno enorme. Alcune cavalle devono cominciare a partorire”. E a mangiare, perché con il crollo della scuderia “è venuto giù il solaio sopra oltre 11 quintali di mangime – dice il 43enne -. Ho ricevuto aiuti dall’Anact (Associazione nazionale allevatori del cavallo trottatore, ndr) e dalla Coldiretti ma a breve lo terminerò di nuovo. Ho dato fondo ai miei risparmi”. Un dramma condiviso da tanti allevatori della provincia che stanno vivendo sulla loro pelle e su quella dei loro animali i ritardi della gestione dell’emergenza terremoto.

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