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Nel villaggio delle roulotte,
“Qui lo Stato non si è visto”

VISSO - In 25 persone vivono insieme nel piccolo centro colpito dal sisma, "abbiamo civilizzato gli spogliatoi dell'impianto sportivo per farci docce e una cucina. Sembra una cosa post apocalittica"
sabato 7 gennaio 2017 - Ore 20:24 - caricamento letture
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Il villaggio delle roulotte

 

Rosella Rinozzi

 

di Gianluca Ginella

(Foto di Federico De Marco)

Un villaggio di roulotte tra le montagne, a Visso. E’ lì che vive una 25ina di persone, per lo più allevatori, rimaste senza casa dalla fine di ottobre. Si sono organizzati sistemando l’impianto sportivo dove hanno attrezzato una cucina e per dormire hanno creato un villaggio con le roulotte, in tutto 17. «Sì, pare una situazione post apocalittica» dice Rosella Rinozzi, 48 anni, moglie di un allevatore e una delle cuoche («oggi abbiamo preparato il minestrone di ceci, ieri sera abbiamo fatto la pizza»). «Alcune roulotte le abbiamo comprate, altre ci sono state donate» spiega Rinozzi.

Di giorno «Viviamo al campo sportivo dove riusciamo a cucinare e a stare un po’ al caldo. E’ dal 30 ottobre che stiamo qui. Abbiamo cominciato ad attrezzarci con le roulotte e abbiamo iniziato a trasformare l’impianto sportivo. Abbiamo diviso le docce per gli uomini da quelli per le donne, poi negli spogliatoi abbiamo allestito una cucina. Diciamo che stiamo civilizzando la struttura» spiega la 48enne. Ogni giorno lei è una delle persone che prepara il pranzo per tutti. Ma chi paga? «Il buon cuore delle persone» dice. E in questi giorni la morsa del gelo ha reso più complicato vivere lassù. «La notte va malissimo, per il freddo. Stanotte la temperatura è scesa a meno nove gradi e c’era un vento terribile. Hanno detto che si sono state delle scosse ma con il vento che c’era non ci abbiamo fatto caso». Rosella Rinozzi è una delle persone che hanno incontrato papa Francesco giovedì.

«Ci ha detto di sanare i cuori e poi sanare le case. I cuori sono da sanare, è vero, perché la disperazione c’è – continua Rinozzi –. La disperazione nasce dalla situazione: manca la casa, la quotidianità, manca la gente che sta al mare, non si vedono più le stesse persone, non ci sono più le stesse abitudini. Per fortuna abbiamo talmente tanto da fare che non ci pensiamo». Il marito è un allevatore, ha le mucche di razza marchigiana la cui carne vendeva alla loro macelleria, la Troiani, in piazza Paolo Da Visso. Ora le mucche, una 20ina di capi, vivono al freddo perché le promesse di mandare container o tensostrutture, fatte all’indomani del terremoto del 24 agosto, non sono state mantenute. «Lo Stato non lo abbiamo visto qui – dice Rinozzi –, non ci ha proprio cercato.

Laura Sisini

Oltre a qualche giornalista, a noi non si è interessato nessuno. Sono arrivati tanti politici ma poi oltre alle parole non è stato fatto altro. Noi stiamo aspettando le casette. Ci hanno detto che in primavera che arriveranno».

 

 

 

 

Fabio Ottaviani, allevatore

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