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Macerata… città topica

DAVOLI A MERENDA - Riflessioni ironiche sull'invasione di ratti nel capoluogo
mercoledì 29 giugno 2016 - Ore 15:40 - caricamento letture
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davoli a merenda new

 

di Filippo Davoli

Circa cinquant’anni fa, l’avremmo potuta definire “città u-topica”, magari seguendo il filo della corrente ideale che immaginava Macerata “città dei centomila”. Mai illusione fu più feroce: per accogliere i famosi centomila, la cementificazione ebbe inizio, ma dei centomila nessuna traccia. Attualmente sarebbe un miracolo toccare i quarantacinquemila: della serie, una volta di più, che la “città Macerata” è un equivoco. Curioso: ad esempio, anche Siena viaggia più o meno sullo stesso numero di abitanti. Ma – spiace… – Macerata non è Siena, e non solo per il Palio.

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Piaggia della Torre, Palazzo Conventati, foto FD

Piaggia della Torre, Palazzo Conventati, foto FD

No, no. Non aggrappatevi al carro delle mie considerazioni per tirar giù fendenti che esulano dalla mia volontà: nel suo piccolo, nel suo essere paese allargato (o “piccola città”, per citare il grande drammaturgo americano Thornton Wilder), Macerata ha da dire la sua: e in questo, onore e merito alla Giunta Carancini che ha propugnato la chiusura del centro storico alle auto (e speriamo vivamente che porti a compimento il prima possibile la manovra iniziata), iniziativa che ha ridato fiato al commercio della ristorazione e, in esso, al libero fluire della gente per le nostre belle vie. Quando la vedo così, come risorta, mi viene da rinominarla “Mangerata”; perché a un residente-in-centro da sempre come me, fa un grande piacere ritrovarla viva e animata, vissuta fin nelle pieghe del suo quotidiano.

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Sì, Macerata ha da dire la sua: coi suoi musei che hanno ritrovato respiro e felice frequentazione; con i suoi eventi (dalla lirica a Musicultura, dal Barattolo a San Giuliano); con l’orologio dei pupi che, ancorché anacronistico (con lo sciarbo rosa e le cuspidi di plexiglas), non finisce di attirare l’attenzione dei turisti e la piccola complicità dei maceratesi: che continuano a notare come l’ora del planetario sia indicata in maniera moderna, e dunque sbagliata; che continuano a chiedersi perché quello sciarbo rosa; e perché il finto marmo non sia bianco (al limite bianco sporco) anziché marroncino, e il quadrante blu notte anziché azzurro come nelle formelle dei Della Robbia. Ma alla fine stanno tutti là sotto a godersi lo spettacolo e lo stono delizioso del piffero angelico.

Foto di Riccardo Cavalieri nel Parco di Fonte Scodella

Foto di Riccardo Cavalieri nel Parco di Fonte Scodella

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Qualche problemino, a dire il vero, c’è. La città si è così tanto rianimata da allargare la propria popolazione. Ma non di esseri umani, bensì di smisurate topone. Il che, nell’immaginario collettivo, suonerebbe come fantastico elemento aggiunto, se non si scoprisse di lì a poco che le topone di cui sopra non sono quelle intuite e sperate. Come nella favola del pifferaio magico (che però da noi non è ancora comparso) le “signorine dalla lunga coda” passeggiano ormai senza pudore tra la gente, incuranti delle attenzioni generali (e dei singulti delle ragazze più sensibili); dieci anni fa pascolavano tra i sacchetti dell’immondizia, prevalentemente ad orari notturni. Oggi no: le incroci a passeggio tra i negozi, di vedetta sugli alberi di Fonte Scodella, farti capolino all’ingresso di un bar, riposare fatalmente (per loro) dentro il motore della tua auto, farti cucù all’uscita di casa, passarti davanti a nuoto nel laghetto dei Giardini Diaz.

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Tentando il mio solito giochino di parole, l’invasione potrebbe suonare così:

Festival della Canzone d’autore: MOUSE-ICULTURA

Storia urbica di Macerata: LA TOPONOMASTICA DELLA CITTÀ

Schermo gigante in piazza: I CAMPIONATI EUTOPEI

Festa da ballo: VENITE. TOPE PER TUTTI

La splendida soprano: TOPOSCA

Arte e cultura: LA CITTA’ DEI MOUSEI

Bussarelli ai portoni: TOP-TOP…

Qualità natatorie: QUANTO MI MANCA UNA BELLA TOPISCINA…

Colazione al bar: UN CAFFÈ E UNA TOPASTA, PER CORTESIA

Dal giornalaio: AVETE TOPOLINO? C’È UN ARTICOLO SU DI ME…

Planetario sulla Torre dell’Orologio: IL MECCANISMO DEI TOPUPI…

Quotidiani: CRONACHE PANTEGANESI

Panorami: UNA CITTÀ PIENA DI S(C)ORCI

Ristorazione: L’IMPORTANZA DEL NUTRIAMENTO

Qualità della vita a Macerata: UNA CITTÀ AL TOP

La città topoluogo: MACERATTA

 

MACERATA CITTA' TOPICA fotorit*
Un gioco e niente più. Tuttavia, il topo è assurto a un suo ruolo simbolico anche nella poesia (si pensi all’ultimo Montale). Anche io, nel mio piccolo, nel mio libro nuovo (“La luce, a volte”, liberilibri) ho incluso una poesia dedicata al sorcio. Piace molto all’amico e bravo critico Manuel Cohen. Fa così:

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Il sorcio tirò dritto sotto i tavoli,
piegò verso il vicolo poi tornò verso il bar.
Sozzo, color di ghisa come il chiusino
in cui precipitò quando ci vide.
Trottolava grazioso, ma sembrava strisciasse
mentre schiacciandosi s’era infilato nella
fessura di un portone.

Sbucò sentendosi libero dopo un bel po‘.
Saltellò sui gradoni di un negozio
– è chiaramente un cucciolo – dicemmo
temendone un assalto, perché mordono
qui in città i sorci. Era arruffato,
stranito dalla presenza di noi curiosi
(la coda una serpe, il musino levato
a sfida, a orrore nostro e suo).

Lo vedemmo sparire sotto di noi,
là dove dicono vi sia una città diversa
e orrifica. Chissà se pensava lo stesso
lui della nostra, mentre vagato un po‘
dribblò verso il suo mondo.

*
Anni fa, per combattere l’invasione topesca, si procedeva con una sistematica derattizzazione all’arrivo dei primi caldi. Clima da tregenda per il pericolo che correvano gli animali domestici a passeggio, ma la manovra funzionava. E questo problemino (diciamo così…) non s’era mai presentato, specialmente in queste proporzioni. Grandi spesso come gatti, sia nere (il rattus rattus) che grigie (il rattus norvegicus), andrebbero ricondotte nei loro ranghi, riconfinate nella loro città sotterranea, non foss’altro che per le malattie di cui sono portatrici sane: o meglio, solo per quelle (che sono micidiali e non perdonano); perché a guardarle da vicino, poi, non è che siano così brutte. Anzi, vantano un musetto simpatico, grazioso, vispissimo…

*

No, eh?

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