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Lavori fermi al pronto soccorso
Blitz del sindaco Carancini:
“E’ uno schiaffo alla storia dell’ospedale”

MACERATA - Sopralluogo al cantiere dell'ala nuova prima dell'incontro di domani con il direttore Asur Marini e il dirigente di Area Vasta Maccioni: "Una situazione desolante ferma all'ultima ricongnizione fatta quattro mesi fa. Non tollereremo più ulteriori ritardi"
giovedì 6 agosto 2015 - Ore 17:11 - caricamento letture
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Carancini pronto soccorso Macerata_Foto LB (8)

Uno degli ingressi del pronto soccorso dell’ospedale di Macerata

 

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Il sindaco Romano Carancini davanti al cantiere abbandonato del pronto soccorso

 

di Claudio Ricci

(foto di Lucrezia Benfatto)

Stop dei lavori al pronto soccorso dell’ospedale di Macerata. A lanciare l’allarme è il sindaco Romano Carancini dopo un blitz al cantiere dell’ala nuova per verificare lo stato di avanzamento dei lavori rimasti fermi purtroppo all’ultima ricognizione fatta dal primo cittadino con l’ex direttore di Area Vasta Pierluigi Gigliucci lo scorso 19 marzo (leggi l’articolo). La nuova ala di 600 metri quadrati (più altri 300 ricavati dagli spazi dell’attuale Cup) dovrebbe accogliere 16 nuovi posti letto, la medicina d’urgenza, l’osservazione breve e gli ambulatori. Consegna prevista dei lavori: fine 2016. Nel frattempo però la situazione all’interno dell’ala vecchia rimane critica: barelle lasciate in corsia, pazienti in attesa per ore in ambienti stretti e poco arieggiati, organico in deficit rispetto al flusso di utenza giornaliero.

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L’interno dell’ala nuova del pronto soccorso

«E’ uno schiaffo alla storia dell’ospedale di Macerata – ha tuonato Carancini davanti al cantiere abbandonato – I lavori sono fermi a 4 mesi fa e da allora non è stato fatto praticamente nulla. E’ desolante ritrovare la situazione di allora. Sarebbe stata gradita almeno una comunicazione ufficiale da parte dell’Area vasta ma invece non ci è stato detto nulla. Quello che mi dispiace e soprattutto rammarica i maceratesi è essere presi in giro riguardo alle sorti dell’ospedale. Non tollereremo più ulteriori ritardi». All’interno dell’ala nuova i lavori sono in alto mare. Non ci sono ancora infissi gli impianti rimangono scoperti, non c’è massetto nè pavimento e di operai non c’è traccia. «Ho chiamato il geometra responsabile dei lavori e mi ha detto che il cantiere è fermo, senza sapere da quanto tempo, per degli adeguamenti all’impianto antincendio. Tutto questo è il simbolo del decadimento delle scelte fatte per l’ospedale di Macerata che è il secondo per estensione di area vasta della Regione. Evidentemente i problemi derivano dal fatto che la struttura è considerata marginale dalla dirigenza sanitaria regionale».

Carancini pronto soccorso Macerata_Foto LB (2)La questione, insieme a molte altre riguardanti l’ospedale, finirà sul piatto dell’incontro che il sindaco avrà domani con il direttore Asur, Alessandro Marini e quello di Area Vasta Alessandro Maccioni (dei quali aveva contestato la nomina) e all’assemblea dei sindaci prevista per il 25 agosto. «Continuerò a sollecitare gli interventi sull’ospedale di Macerata – dice Carancini –  e pretenderò scadenze e responsabilità precise. Mi sento solo di fare quello che qualsiasi maceratese avrebbe fatto nei panni del sindaco vedendo ciò che attualmente succede nel pronto soccorso con persone in attesa ridotte ai minimi termini della dignità umana. Ma le questioni sul tappeto sono anche altre a partire dalla nomina e sostituzione dei primari che andranno in pensione. Tra questi il professor Ivo Patrizi dirigente di Chirurgia e il professsor Alberto Tubaldi di Pneumologia. Con loro perdiamo due cardini della sanità sovraregionale. Sono pronti i sostituti oppure dovremo ancora affidarci ai facenti funzione? Oltre a questo ci sono i problemi di ostetricia-ginecologia, del completamento dell’emodinamica, dell’assenza della stroke unit, del personale insufficiente e in affanno rispetto alla capacità di utenza dell’ospedale. Occorre ridiscutere completamente la gestione delle strutture di area vasta dove continuiamo a spendere soldi per moltiplicare strutture senza aver mati fatto la tanto annunciata razionalizzazione».

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