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Paolo VI, quando il beato le prese di…
santa ragione dai fascisti a Macerata

STORIA - L'aggressione accadde nel 1931 nel corso del congresso Fuci (Federazione Universitari Cattolici italiani) di cui Giovan Battista Montini era assistente nazionale. Oltre 40 anni dopo il vescovo Mons. Tarcisio Carboni mandò una lettera al papa che rispose ricordando l'episodio finito in una tesi di laurea
domenica 23 novembre 2014 - Ore 17:59 - caricamento letture
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Paolo VI (4)

Il congresso eucaristico regionale a Macerata nel settembre 1933. Giovan Battista Montini, futuro Paolo VI indicato dalla freccia in rosso

di Maurizio Verdenelli

Finite’, addirittura, in una tesi di laurea all’Università di Macerata, quelle ‘botte’ fasciste nel capoluogo di provincia marchigiano, a colui che sarebbe diventato uno dei più importanti papi della Chiesa e che dal 18 ottobre è salito agli onori degli altari, con la beatificazione, non potevano non imbarazzare profondamente il vescovo mons. Tarcisio Carboni. Che aveva preso carta e penna ed aveva inviato una lettera di ‘scuse’ ufficiali in Vaticano a Sua Santità Paolo VI per l’infame aggressione squadrista che aveva subito a Macerata nella sua qualità di assistente nazionale della Fuci.

Paolo VIEra accaduto (allora) oltre quarantanni fa nel corso del congresso regionale della Federazione Universitari Cattolici italiani, che si teneva proprio in città. Pare nei locali della Diocesi, nello storico ‘teatrino Sarnari, secondo alcune fonti, nel 1931, 83 anni fa. La lettera di monsignor Carboni, scomparso drammaticamente nel 1995, ebbe una pronta sorprendente risposta da parte del pontefice. Che non aveva dimenticato le ‘botte’. Ma le aveva prontamente perdonate. Tuttavia rispose con la premura e l’affetto di un padre nel segno di quello stesso perdono verso i suoi aggressori. No, la cara Macerata poteva dirsi a buona ragione ‘La Città Maria’ – com’era stata nel frattempo proclamata in questo stesso mese di novembre del ’62.

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Paolo VI

Il suo amore per la città era rimasto intatto. Anzi ne conservava un ricordo intenso perché collegato a quei suoi anni formidabili di assistente nazionale degli studenti universitari. Nel ‘ 31 il contrasto tra gli universitari cattolici e quelli fascisti era reso acutissimo al congresso maceratese anche dalla presenza di Giovan Battista Montini che aveva plasmato lo spirito dei suoi ‘ragazzi’ all’intransigenza morale, allo spirito democratico, all’antifascismo (seppure non militante, ma connaturato): in una parola a quella che storicamente venne definita la ‘coscienza universitaria’. Da quella ‘coscienza’ sarebbe emersa e maturata una delle personalità politiche più rilevanti del secolo: Aldo Moro, anch’egli figlio ‘spirituale’ di Montini. La presenza del quale era nel frattempo anticipatamente circolata nelle Marche e a Macerata dove affluirono squadristi da altri centri. Così il futuro Beato le prese… di santa ragione, circondato ed aggredito dal manipolo che lo attendeva a conclusione dei lavori della Fuci. Naturalmente lui non si difese e nonostante che i suoi ragazzi cercassero di difenderlo, l’assistente nazionale, dalla non vigorosa complessione fisica, dovette soccombere offrendo le sue ‘sofferenze’ al futuro della Fuci. Qualche anno dopo, il papa Pio XI, stretto dalle pressioni del regime sempre più forte sulla scena e pure degli ambienti conservatori del Vaticano, dovette pure a malincuore privarsi dell’intelligenza e della ‘modernità’ di Giovan Battista Montini alla guida della Fuci. Utilizzandolo naturalmente per altri incarichi di vertice.

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Germano Marconi della confraternita del santo Sepolcro che tiene in custodia la foto

Così, qualche mese più tardi, dal 6 al 10 settembre 1933 il futuro Beato era insieme con i più alti prelati marchigiani al Congresso eucaristico regionale, a Macerata. E la foto che proponiamo in esclusiva (riemersa alfine, bradisismicamente come avevamo previsto, dalla bella cripta della chiesa di san Paolo) ritrae monsignor Montini ieraticamente in un consesso dove i fascisti non avrebbero ardito penetrare. «Il viso è composto e forse nasconde un po’ di tristezza per i fatti di due anni prima – dice don Luigi Taliani, direttore responsabile del settimanale diocesano ‘Emmaus’ – C’è una coda a tutto ciò a dimostrare che la memoria dei Grandi non svanisce rapidamente anche se collegata a fatti forse ’minori’. Quando nell’84. 30 anni fa, io ed altri ricostituimmo la Fuci a Macerata, qualcuno dell’estrema destra disse scherzando ma non troppo: “Eppure il papa fucino l’ abbiamo già menato…no?!”». PS. Per la riproduzione della foto con il futuro Beato, ringraziamo per la disponibilità il signor Germano Marconi e la Confraternita del Santo Sepolcro che la tiene in custodia, curando la collocazione della foto nei giorni della Passione nella chiesa ‘maggiore’ sotto la lapide dedicata a Paolo VI.

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