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Due idee per lo Sferisterio

La Boheme nell'anno dell'Expo con una scenografia d'eccezione, originale e destinata ad entrare nel museo dell'opera e il coinvolgimento nella stagione invernale delle principali accademie internazionali di alto perfezionamento del canto lirico
martedì 5 agosto 2014 - Ore 21:31 - caricamento letture
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L'avvocato Andrea Marchiori

L’avvocato Andrea Marchiori

di Andrea Marchiori *

Lo Sferisterio ha conosciuto stagioni grandiose, ha ospitato alcuni tra i cantanti più illustri della lirica ed ha tenuto a battesimo giovani interpreti che poi si sono affermati nel panorama internazionale. La storia del Teatro è stata contrassegnata anche da direttori d’orchestra strepitosi, registi e scenografi geniali che hanno lasciato eredità importanti. Purtroppo i bei ricordi sono destinati a svanire perché manca un museo in cui si dovevano conservare costumi, scenografie, filmati, fotografie, locandine e quant’altro.

Ci sono anche state stagioni mediocri, recensite da critiche feroci e flop clamorosi ma il periodo più buio (della storia recente) si è verificato nell’autunno/inverno 2011 quando la politica sembrava non essere più in grado di portare avanti la tradizione del bel canto. Si era anche ipotizzato di sostituirla con uno svincolo (quello di San Claudio) per tentare di rianimare la Valle di sterpaglie, un tempo “Verde”, ma anche di far confluire lo Sferisterio in un improbabile “circuito” triangolare con Ancona e Jesi: la prima ipotesi appariva una sciagura, la seconda una disdetta! Poi la “strana coppia”, da più parti sollecitata e responsabilizzata, ha preso una decisione, oggi indiscutibilmente rivelatasi giusta, opportuna … diciamo pure, senza timore di elogiare il Sindaco ed il Presidente della Provincia che di critiche ne hanno collezionate a dismisura, la migliore che la circostanza potesse offrire.

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Francesco Micheli intervistato da Erika Mariniello prima dell’Aida

I meriti del direttore Francesco Micheli sono stati già scritti e confermati da tutti e dire se abbia dato alla città di più di quanto ricevuto o viceversa è cosa che non interessa perché l’arte, la bellezza, il lavoro ed il successo non si misurano col bilancino; noi maceratesi gli diciamo “grazie”, consapevoli che Micheli non potrà restare per sempre a Macerata ma con la convinzione che non pronuncerà mai quell’infelice frase: “non tornerò mai più a Macerata”. Mi piace ricordare che alla prima della sua prima del 2012, Micheli si aggirava per la platea accogliendo gli ospiti con entusiasmo e gentilezza senza curarsi se fossero “illustri” o “popolani”; lo abbiamo visto accompagnare e intrattenere chiunque con classe e spontaneità. Dopo il successo (non solo d’incasso) delle sue prime stagioni, non ha mutato il proprio approccio, segno evidente che si tratta di indole e non di facciata. Anzi, il merito più rilevante che gli si deve attribuire è senz’altro quello di aver convintamente cercato di avvicinare proprio i maceratesi all’opera, inaugurando un percorso di preparazione alla stagione.

Non so bene con quale frase si possa salutare un direttore pochi minuti prima che inizi la sua “prima” da regista ma, la circostanza è inusuale perché, caspita, quale direttore entra in teatro assieme agli spettatori!? Mi è uscito un banale “in bocca al lupo”, di sicuro non potevo esclamare l’altra parola (quella che tutti si augurano di non pestare), anche perché è riservata alla conversazione tra artisti. Pure in questa occasione lei è stato gentile e la serenità dimostrata nel salutare quanti gli volgevano un sorriso, nel momento di comprensibile tensione e ansia, è ulteriore dimostrazione di grande personalità.

Stefano Calisti

Stefano Calisti

Veniamo a noi. A cosa è servito questo prologo direttore? Mi e’ venuta un’idea, anzi due, che credo si possano conciliare con le prospettive della prossima stagione e le voglio esternare perché lei ha mostrato sempre interesse per le opinioni più o meno qualificate (la mia è senz’altro del secondo rango). La Boheme nell’anno dell’Expo potrebbe avere una scenografia d’eccezione, originale e destinata ad entrare nel museo dell’opera. Mentre Marcello dipinge il suo Mar Rosso, con le dita intirizzite dal freddo, il suo collega maceratese Stefano Calisti, con il cavalletto a margine del palcoscenico, inizia ad imprimere colore sulla tela con quella armonia e decisione che gli è tipica; macchie di colore che via via prendono forma in una incantevole proiezione su tutta la parete del palco. Così, progredendo l’opera, anche la scenografia, virtuale sul muro, autentica sulla tela, accompagna i quattro giovani artisti al Caffè Momus; poi mentre Mimì cerca Marcello, perché ha molta fretta di parlargli, il Marcello di casa nostra continua la sua opera in penombra per non distogliere lo spettatore dal canto dell’amore funestato dalla malattia. Poi i colori si riaccendono quando Marcello riprende il suo pennello “Io non so come sia che il mio pennel lavori ed impasti colori contro la voglia mia”, per accompagnare i protagonisti in “quell’andare e venire” che segna il suggello della tragedia. Un’opera nell’opera che nell’anno dell’Expo andrebbe a promuovere il territorio e l’arte. Tre rappresentazioni con altrettante tele che rimarrebbero custodite nel museo. Una scenografia dal costo irrisorio, assolutamente inedita e assai suggestiva che potrebbe essere esportata con il suo autore in tutto il mondo.

La seconda idea. Da molto tempo ci si duole del fatto che la stagione lirica è  breve e coinvolge poco la città. I ricordati incontri preparativi alla stagione, le mostre e la notte dell’opera hanno cercato di ovviare al problema ma ciò che forse manca è  il concetto di festival. Da qui la proposta di coinvolgere nella stagione invernale le principali accademie internazionali di alto perfezionamento del canto lirico che facciano esibire i migliori interpreti in audizioni a tema, magari sulle note delle opere in cartellone. Un’occasione per promuovere giovani artisti affidando ad alcuni di loro parti marginali nella stagione. Una collaborazione con le accademie che farebbe dello Sferisterio e di Macerata un trampolino di lancio per allievi (si pensi ai cadetti della Scala a suo tempo voluti da Arturo Toscanini), le cui audizioni potrebbero essere accompagnate da madrine e padrini d’eccezione che si sono già esibiti allo Sferisterio.

Mi sono permesso di rivolgerle delle proposte, chiamando peraltro in causa come esempio Stefano Calisti (senza mortificazione per altri artisti maceratesi che al pari potrebbero essere i protagonisti dell’evento) con l’unico intento di gratificare il suo lavoro e tenere alta l’attenzione per uno dei simboli della città, che non e’ un contenitore di spettacoli, ma un grembo dal quale ogni anno nascono vite artistiche nuove. 

* Avvocato Andrea Marchiori, membro del coordinamento cittadino di Forza Italia

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