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Storia di Peter, il factotum di Mattei
Doveva essere nell’aereo esploso

Cinquantuno anni fa moriva il fondatore dell'Eni. Cerimonia a Cerreto d'Esi con due appelli e nuove verità. L'esclusiva testimonianza di Renata Hitthaler, una delle due figlie dell'uomo di fiducia del grande Enrico, al padre era destinato il quarto posto nel bireattore che terminò il volo nel cielo di Bascapé
lunedì 28 ottobre 2013 - Ore 13:09 - caricamento letture
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Peter Hittaler... da fiato alle trombe sotto lo sguardo divertito di Mattei

Peter Hitthaler… da fiato alle trombe sotto lo sguardo divertito di Mattei

Mattei e Peter a pesca su uno degli afluenti del lago di Anterselva

Mattei e Peter a pesca su uno degli afluenti del lago di Anterselva

Da Cerreto d’Esi, dal teatro Casanova, dove ieri si è celebrato il 51° anniversario della morte di Enrico Mattei, due appelli. Uno del sindaco David Alessandroni: “Matelica dovrebbe fare di più per il suo grande concittadino che riteniamo anche nostro, sia per la vicinanza dei due centri ed anche perché all’ Eni hanno lavorato tanti cerretani. Un busto o una statua per il fondatore dell’Ente nazionale idrocarburi, da collocare nella piazza principale a lui dedicata. E speriamo che la Provincia di Macerata segua l’esempio di quella autonoma di Bolzano che quest’estate ha dedicato al matelicese un mese di dibattiti e studi”. 

Mattei ad Anterselva

Mattei ad Anterselva

 

L’altro appello è venuto da Ivano Tacconi, ex dipendente Eni, è rivolto al vescovo di Fabriano – Matelica, mons. Giancarlo Vecerrica: “Si deve procedere senza più indugi con il processo di beatificazione. Santi non sono soltanto i cenobiti, i monaci eremiti ma anche quelli che sporcandosi necessariamente ‘le mani’ nel mondo, hanno lavorato per il progresso e la promozione umana. Il santo petroliere era così, dava lavoro ed insieme speranza. Credeva nei giovani e fu protagonista del miracolo economico italiano”. Belle le testimonianze di Renata Mattioni e Giuliana Forotti, allora due adolescenti dell’Istituto Fidanza di Matelica. Ricordi che ancora commuovono come vivo resta il cordoglio per una tale morte: “Dopo cambiò tutto all’Istituto che l’ Eni volle dimenticare: anche il nostro futuro lavorativo che era assicurato personalmente da Mattei, mutò. Dopo di lui non fu vero più nulla”.

All’incontro condotto da Maurizio Verdenelli, autore del libro “Il Santo petroliere” (Ilari editore) hanno inoltre partecipato due ‘ragazzi di Mattei’: Giovanni Trecciola, protagonista di ‘eroiche’ campagne di perforazioni in tutto il mondo e Gilberto Cruciani, già sindaco di Matelica. Nel corso del dibattito è stata letta una lettera di testimonianze sul ‘grande, ineguagliabile benefattore’ da parte delle Clarisse della Beata Mattia. E nel giorno dell’anniversario, Maurizio Verdenelli ha reso pubblico un proprio dossier, frutto di un viaggio in Alto Adige dal quale emergono nuove verità e rivelazioni ‘sugli ultimi giorni’ dell’uomo che ‘vedeva il futuro’.

Da sn Sebastiano Gubinelli, Giuliana Forotti, Enrica Mattioni

Da sn Sebastiano Gubinelli, Giuliana Forotti, Enrica Mattioni

di Maurizio Verdenelli

Peter Hitthaler sopravvisse esattamente 20 anni ad Enrico Mattei, a quell’uomo per il quale avrebbe dato la vita e del quale sapeva di godere la fiducia assoluta tanto da diventarne di volta in volta il factotum, guardia del corpo, assistente di pesca: l’amico, insomma, al quale rivolgersi nei momenti più tristi ed insieme delicati di una vita leggendaria.

Peter Hitthaler con il cane pastore Kuni, fedelissimo a Mattei

Peter Hitthaler con il cane pastore Kuni, fedelissimo a Mattei

Mattei moriva 51 anni fa, la sera del 27 ottobre, nel cielo di Bascapè, esploso nel ‘suo’ bireattore nel quale era stata occultata una piccola carica di tritolo: con lui William McHale, inviato di Time-Life e il pilota Irnerio Bertuzzi. Nell’abitacolo del bireattore Eni c’era posto per quattro persone. Il quarto sarebbe dovuto essere proprio lui: Peter Hitthaler, nato nel 1911 a Brunico in Val Pusteria (Alto Adige). ‘Il signor Pietro’ come lo chiamava il fondatore dell’Eni

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(Archivio storico Eni) Estate '62. Enrico Mattei, Peter Hitthaler a pesca lungo il fiume Aurino con la loro guardia del corpo Ottavio Rapetti

(Archivio storico Eni) Estate ’62. Enrico Mattei, Peter Hitthaler a pesca lungo il fiume Aurino con la loro guardia del corpo Ottavio Rapetti

 

“Pietro, appena firmo con l’Algeria e sistemo gli ultimi contratti con Iran ed Iraq, chiudo con questo lavoro ed andremo allora sempre a pesca” gli confidava. Ed in quel drammatico, ultimo mese di ottobre ’62, aveva detto al giornalista Pier Luigi Tumiati: “Sai, quasi vorrei che non mi riconfermassero a marzo. Forse così potrei finalmente godermi Anterselva per una lunga vacanza. Starmene qui tranquillo magari per due o tre mesi di seguito. Da un po’ di tempo in qua ogni volta che vengo su mi dispiace sempre di più dover venire via. Forse sto invecchiando”.

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L’intervento-appello di Ivano Tacconi. Al suo fianco Gubinelli

Ad Anterselva, il buen retiro, il grande matelicese aveva acquistato sul finire degli anni 50 una proprietà che comprendeva il lago ed una grande casa. Per Anterselva e pure per i laghi in Valle Aurina e Dobbiaco, aveva lasciato l’amato specchio di Colfiorito dove, guidato da Quinto Cellini, l’uomo di fiducia del luogo, andava a caccia e pesca con il fratello Italo e gli amici perugini.

Racconta Renata Hitthaler: “Mio padre, che era stato in agosto assieme a Mattei in Islanda (con lui era stato anche in Norvegia, Scozia ed un po’ dovunque) aveva ‘scortato’ Mattei nella sua ultima visita ad Anterselva. Per seguirlo subito dopo a Roma in attesa di un nuovo viaggio in Sicilia, a Gela. Mattei voleva che ‘il signor Pietro’ fosse al suo fianco: ormai si fidava solo di lui, in un clima di opprimenti sospetti. Mio padre era dunque a Roma, in attesa di partire per la Sicilia quando mio nonno, anch’egli di nome Peter (e così si chiama pure mio figlio) cominciò a tempestarlo di telefonate. Voleva che tornasse subito”.

Estate '62. Enrico Mattei con Peter Hitthaler

Estate ’62. Enrico Mattei con Peter Hitthaler

Perché?

“A Brunico, sin dal XI° secolo, si celebra annualmente dal 26 al 28 ottobre in coincidenza pure della festa nazionale della vicinissima Austria, il Mercato di Stegona. E’ un incontro tra gente d’oltreconfine. Lo storico mercato di bestiame e generi fissi si è trasformato nel tempo nella più classica popolare kermesse dell’Alto Adige: con trattori, vacche, le bancarelle offrono tutto. Dagli abiti tirolesi ai wurstel e zucchero filato mentre chiromanti predicono il futuro….”

Il sindaco di Cerreto d'Esi, dottor David Alessandroni, M.Verdenelli, Gilberto Cruciani (già sindaco di Matelica) e Giovanni Trecciola

Il sindaco di Cerreto d’Esi, dottor David Alessandroni, M.Verdenelli, Gilberto Cruciani (già sindaco di Matelica) e Giovanni Trecciola

Torniamo a Roma..

“Un attimo. Voglio dire che tantissimi, dalla valle ma anche dall’Austria, partecipano alla festa più importante di Brunico anche perché un antico detto pusterese dice che chi vuol passare bene l’inverno non deve mancare al Mercato di Stegona. E Peter padre questo, al telefono, raccomandava a Peter figlio…”

E suo padre?

“Per un po’ resistette.  Lasciare Enrico? Mai! Va bene il detto…però aveva un impegno con lui al quale non era soltanto legato da affetto profondo e filiale ma anche da rapporti di lavoro. Egli era infatti il concessionario Eni da Chiusa fino a Cortina. E tutto faceva capo alla grande stazione di servizio Agip, alle porte di Brunico. Un lavoro peraltro durissimo: non c’erano giorni di riposo e spesso lui era costretto a svegliarsi in piena notte per due, tre litri di miscela su richiesta degli automobilisti di passaggio che suonavano al campanello di casa, adiacente la stazione…”

Estate '62. Enrico Mattei cattura una trota

Estate ’62. Enrico Mattei cattura una trota

Poi?

“Man mano, oltre al richiamo della festa tradizionale sulla quale partendo per Roma aveva peraltro messo inizialmente una pietra sopra, mio padre cominciò a sentire (ci raccontò poi) anche e sopratutto una premonizione angosciante che nasceva, è vero, dalle condizioni ambientali sempre più difficile per le minacce, epistolari, che riceveva Mattei ma che si stava sprigionando sempre più forte dal ‘profondo’. Così prese all’improvviso la decisione di tornare, da un’ora all’altra!.Non c’erano tuttavia, su due piedi, treni utili, né pulman, né aerei. Allora, con una crescente oppre4ssione nel cuore, telefonò al suo grande amico, Ossi Pircher: ‘Vieni a prendimi, non perdere tempo!’. Ed Ossi, rendendosi conto della grande agitazione in cui versava mio padre, partì immediatamente da Brunico alla volta di Roma”.

Peter Hitthaler non ebbe, in cambio, solo un ‘buon inverno’ come recitava l’antico detto del Mercato di Stegona, ma la vita stessa. E quando due giorni dopo seppe della morte di Mattei ‘andò via letteralmente di testa’ ricorda ancora Renata. ‘La nostra famiglia, nella quiete della valle alpina, in perfetta simbiosi con la natura, non aveva mai subito lutti tanto gravi e devastanti come quello. Sì, perché il presidente era uno di famiglia. Per noi cambiò tutto, Cefis non era Mattei…”.

Qualche ricordo del presidente?

“Senz’altro. Io e mia sorella Silvia, ad esempio, abbiamo nomi italiani perché così volle nostro padre per onorare l’amico. Che, lui sarto e pellicciaio come il padre con laboratorio nella via principale di Brunico, aveva conosciuto per il tramite di un orefice-orologiaio, comune conoscente che a Mattei l’aveva indirizzato per battute di pesca nella valle. Peter Hitthaler era famoso per l’amore verso la natura. Pensi: aveva sempre uno, due scoiattoli in tasca che mai si sarebbero staccati di lui. Nel laboratorio aveva una gabbia lunga sette metri doveva teneva altri animali. Con Mattei fu confidenza assoluta: il presidente si trasformava al contatto con la natura del Sud Tirol. Aveva ospiti importanti, a cominciare dal ministro Ezio Vanoni e lo Scià di Persia, Reza Pahlavi…”. (Quest’ultimo, affezionatissimo, gli faceva importanti doni. Tra questi un’antica testa di cavallo in pietra, conservata sino alla fine nella casa davanti al lago ndr)

Altri ricordi?

“Mattei è stato padrino di mia sorella. Noi bambine, talvolta, eravamo ospiti per un mese di fila nella sua casa sul lago. Ricordo un capodanno quando recitai una poesia alla sua presenza. Ricordo una persona imponente, autorevole e dolce. Quando tornavano dai loro viaggi, il presidente e mio padre ci portavano doni indimenticabili. Orsacchiotti ed una volta, una scimmietta, Dolly”.

Enrico Mattei ed Ezio Vanoni dopo una battuta di pesca con i loro trofei

Enrico Mattei ed Ezio Vanoni dopo una battuta di pesca con i loro trofei

Come morì Peter Hitthaler?

“In un giorno di settembre dell’82, avendo sempre nel cuore e nella mente il grande amico, del quale per un soffio non condivise la tragica sorte. Tornava a casa con il proprio cane quando si accorse che un’auto stava per travolgerlo: salvò l’aimale ma lui ci lasciò la vita. Mia madre, Teresa, è morta 5 anni fa a 91 anni”.

A Brunico, Mattei e Vanoni erano ospiti dell’albergo-ristorante Golden Rose, talvolta facevano tappa ai ‘Bagni di Salomone’. Il cui proprietario, Peter Auchentaller (figlio di Joseph Maria, celebre pittore ‘secessionista’ viennese) per amore della figlia Erika, alla ricerca di un clima adatto, si era trasferito da  Grado ad Anterselva di Sotto. “Mancando per un soffio l’acquisto della casa sul lago di proprietà allora di Eduard Told -ricorda Erika Auchentaller- Fu a causa di Hitthaler e Mattei che lo precedettero”.

Ha conosciuto il presidente?

“Si. Una sera, tra le altre, il presidente dell’Eni e il ministro Ezio Vanoni vollero cenare riservatamente in albergo provenienti dal lago che dai ‘Bagni di Salome’ dista pochissimi chilometri: approntammo la sala Rossa. Io li servii. Si diceva allora che il ministro delle Finanze avesse messo a punto proprio qui, in Val Pusteria, l’IGE. E che avesse avuto un consulente d’eccezione in Mattei”.

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Danilo Baldini, figlio del sindaco di Matelica legato da fraterna amicizia a Mattei (la sera del 27 ottobre di 51 anni si recò immediatamente sul luogo del tragico attentato all’aereo dell’Eni) durante il suo intervento al teatro Casanova.

Su Vanoni, altro grande pescatore, a Tumiati il grande Enrico avrebbe rivelato un episodio, in quell’ottobre di 51 anni. Dopo essere salito nella sua camera ed estratto un maglione dal cassetto, disse all’inviato dell’house organ aziendale, ‘Il gatto selvatico’: “Il giorno prima che Vanoni morisse lo andai a trovare a casa. Rimasi sorpreso nel vedere che si era messo il suo vecchio maglione da pesca. Mi confidò che si sentiva stanco e che indossava il  vecchio maglione perché gli ricordava tante ore belle passate su nelle Alpi”. La mattina seguente, Vanoni fu stroncato da infarto dopo un lungo discorso in Senato. Mattei fu visto piangere. Anterselva era profondamente nel cuore dei due amici divisi soltanto dalla rivalità nella pesca. E preconizzando la propria morte imminente, con la moglie il ‘Santo petroliere’ era ricorso ad immagini tratte dalla sua ultima ‘patria’ tra monti innevati e profonde foreste: “Per la volpe è l’ora dei cani che divorano le praterie, l’ora del suono del corno dal fondo dei boschi”. Greta Paulas, la moglie, lo vedeva in quei giorni “piangere a lungo, a volte, in silenzio”.

(Foto gentilmente concesse da Renata Hitthaler)

 

 

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