A Serrapetrona con Accorinti, Ciaffi e Taffo parlando di Mattei, il “Santo Petroliere”
“Gli dissi: a Torino l’aria non mi giova moltissimo. Lui non rispose e dopo un mese mi trovai trasferito a Genova, di fronte al mare. Qualche tempo più tardi, a Roma, lungo un corridoio del palazzo dell’Eni, voltandosi a sorpresa mi chiese come stessi e se a Genova mi trovassi bene. benone, risposi. Era fatto così Mattei: la sua famiglia erano i suoi ‘ragazzì all’Eni. Non bastava sollecitarlo, ci pensava lui per primo a farci star bene, ad operare nel migliore dei modi”. Parole di Giuseppe Accorinti, 85 anni, già amministratore delegato di Agip per l’Italia e l’estero e presidente della Scuola Mattei (autore del libro: “Quando Mattei era l’impresa energetica: io c’ero”) che ha partecipato a Serrapetrona (chiesa arcipretale di San Francesco) al convegno su “Enrico Mattei: le Marche e il mondo”. Ha ricordato ancora Accorinti: “Era inutile programmare con i marchigiani. Loro alla fine cambiavano ‘le cose’ e a mò di scusante uscivano sempre con questa frase: ‘Ho parlato con Enrico..’. Perchè Mattei era ‘lorò e loro, i marchigiani, erano ‘di lui’. Era un manager che si occupava comunque di tutto. A Genova, lui, il presidente, il fondatore dell’Eni, mi telefona un giorno, in riferimento ad un’acquisto di greggio che avevo fatto: ‘Perchè hai acquistato spendendo due lire in più rispetto a quello che avevo ordinato?’. Trasecolai, non seppi
rispondere altro che: ‘Da due mesi siamo inattivi, ho voluto dare un segnale…’. Lui non rispose quasi ma dimostrò di apprezzare il mio spirito d’iniziativa”.
“Mattei è stato per noi un grande esempio che vive ancora ad indicarci una via possibile di sviluppo e di uscita dalla crisi” ha detto l’on. Adriano Ciaffi, intervenuto anch’egli nel ricordo del fondatore dell’Eni, cui lo legavano pure vincoli familiari, non solo di adesione alla Dc. Di Mattei ha parlato anche Vincenzo Taffo, presidente della Nsc (specialista internazionale per i roghi petroliferi), ai suoi tempi il più giovane capocantiere dell’Eni. “In Patagonia il presidente aveva sentito parlare bene di me e volle cenare in mia compagnia. Lui è stato per me la stella polare: sia in gioventù sia nel prosieguo della mia carriera sulla scia del petrolio, nel mondo”. Al convegno, organizzato dalla Comunità montana Monti azzurri, hanno inoltre preso parte il presidente dell’ente, Giampiero Feliciotti; il sindaco di Serrapetrona, Adriano Marucci; il giornalista Maurizio Verdenelli (autore de ‘La leggenda del santo petroliere. Enrico Mattei, l’ultimo grande sogno marchigiano’), il capo ufficio stampa della giunta regionale dell’Umbria, Lucio Biagioni e la giornalista Carla Passacantando. Nella sala affollata il capogruppo Pdl in consiglio regionale, Francesco Massi; il presidente della sezione
matelicese dei Pionieri e Veterani dell’Eni, Oscar Ferracuti; il presidente della comunità montana di San Severino Marche, Gian Luca Chiappa; il luogotenente dei Carabinieri Giuseppe Losito; il pittore prof. Carlo Jacomucci; Sebastiano Gubinelli, già dipendente dell’Eni che la sera del 27 ottobre 1962 all’areoporto di Linate attese invano il bireattore pilotato da Irnerio Bertuzzi, esploso sul cielo di Bascapè, che trasportava Mattei e il giornalista William Mc Hale, provenienti da Catania.
servizio fotografico a cura di Genesio Medori e Mandino Tiburzi


La modernità del caso Mattei è sempre più evidente anche nel caso Marche, non solo nelle testimonianze e nell’eredità degli effetti e nella contemporaneità del messaggio ‘dell’uomo che vedeva il futuro’ ma anche nel contesto della crisi che sta colpendo le Marche, ora in modo anche più vistoso che nel resto del paese, come afferma l’ultimissimo report di Bankitalia nel dossier delle economie regionali.
Di tutto questo, in particolare della situazione del comprOspite il giornalista Maurizio Verdenelli, autore del libro “La Leggenda del Santo petroliere. Enrico Mattei: L’ultimo sogno marchigiano” (Ilari editore).
Forse avrebbero fatto più che bene se avessero impiegato anche solo mezzora del loro “””prezioso””” tempo
proseguendo la strada che da Serrapetrona arriva a Camerino, si sarebbero almeno resi conto della vergogna
che sommerge questa provincia, e dell’incuria in cui questa strada è abbandonata. Vergogna, Vergogna, Vergogna
e se dovesse capitare qualcosa, sarebbe bene che foste voi a subirne le conseguenze.