Paolo Grossi: “I miei anni maceratesi sono stati estremamente fertili”

L'Università di Macerata conferisce la laurea honoris causa al giudice. Applausi anche dal presidente della Corte costituzionale Franco Gallo

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 di Cristina Grieco

È stata conferita oggi pomeriggio nella suggestiva cornice di una gremita Aula Magna del dipartimento di Giurisprudenza dell’Ateneo maceratese la laurea honoris causa in Studi Politici e Internazionali all’insigne storico e giurista Paolo Grossi. Membro dell’Accademia dei Lincei attualmente ricopre la carica di giudice costituzionale e ha alle spalle un’esperienza accademica che gli è valsa, oltre all’affetto e alla profonda riconoscenza dei molteplici allievi che hanno riconosciuto in lui una guida, onorificenze nazionali ed internazionali. Non a caso per applaudire Paolo Grossi sono accorsi da diversi Atenei italiani e stranieri – Ferrara, Firenze, Siena, Perugia, L’Aquila, Bologna, Molise, Camerino, Ancona, Napoli e Nantes.

laurea-grossi-7La cerimonia, svoltasi alla presenza del presidente della Corte Costituzionale Franco Gallo che, nonostante i molteplici impegni istituzionali, per l’occasione ha voluto esserci e a cui Grossi ha rivolto parole affettuose definendo la sua presenza “Un gesto di grande amicizia”, è stata aperta dalle parole del rettore Luigi Lacchè. Oltre ad esaltare le qualità dell’insigne giurista definendolo uno “Studioso generoso e un maestro autorevole”, il rettore ne ha rammentato specificamente il ruolo svolto all’interno dell’Ateneo maceratese ricordando come, proprio a Macerata, l’illustre studioso ha vinto la cattedra alla Facoltà di Giurisprudenza, di cui è stato preside dal 1964 al 1966. “Sono trascorsi cinque anni – ha proseguito Lacchè – Tutto è cambiato, ma nulla è cambiato, se guardiamo ai valori più profondi che danno un senso alla nostra esistenza sulla terra”.

La cerimonia ha esaltato il percorso di crescita compiuto dall’Ateneo Maceratese nel corso degli anni ripercorrendo, attraverso le parole del rettore, una lunga e autorevole tradizione che, ai tempi di Paolo Grossi, vedeva tanti nomi illustri tra i docenti come Stefano Rodotà, Francesco Romano o Antonio Villani. Allora l’Ateneo, caso unico in Italia, aveva solo la Facoltà di Giurisprudenza e circa 750 iscritti, ma si trovava alle soglie di importanti cambiamenti, grazie alle intuizioni di “un rettore umanista come Giuseppe Lavaggi – ha aggiunto Lacchè – lucido e rigoroso, che nel 1964 portò all’istituzione della Facoltà di Lettere e filosofia e prefigurò quella di Scienze politiche”.

laurea-grossi-1A seguire il messaggio di auguri di Alberto Quadrio Curzio, vicepresidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei “Desidero rallegrarmi con voi ed anche con il vostro “neo laureato” per questo riconoscimento che conferma l’altissimo livello scientifico di Paolo Grossi che ha espresso anche a livello internazionale la più insigne tradizione delle Scienze giuridiche italiane”.

Afferendo il titolo conferito al dipartimento di Scienze Politiche la parola è poi passata al direttore Francesco Adornato che durante la laudatio si è così espresso “Nel pensiero di Paolo Grossi si coglie la possibilità di accostare il diritto alla società e alla storia, facendo fluire incessantemente ciò che riguarda noi come uomini e come società, facendo fluire la vita stessa nel diritto”. A seguire la lettura del dispositivo di conferimento da parte della vicedirettrice del Dipartimento Barbara Pojaghi.

ha concluso la cerimonia lo stesso Grossi con una lectio dottoralis dal titolo “La Costituzione italiana quale espressione di un tempo giuridico pos-moderno”. Una lucida e puntuale analisi dei fervori politici e giuridici che hanno accompagnato la nascita della Carta costituzionale di cui lo stesso giurista  ha detto “La Costituzione della modernità appare come ‘carta dei diritti’, la ‘Costituzione’ novecentesca è, piuttosto, una cifra storica e, perciò, un patrimonio di idealità e di esperienze, il segno identitario di una comunità nel maturarsi della sua auto-consapevolezza”.

Infine parole di affetto hanno accompagnato il ricordo degli anni trascorsi nell’Ateneo maceratese: “Macerata è un po’ anche mia come istituzione accademica. I cinque anni trascorsi qui sono stati per me estremamente fertili. C’era una comunità di giovani giuristi da cui ho appreso molto. Ricordo i colloqui e i dialoghi fecondi che facevamo in queste aule o durante le lunghe passeggiate intorno alle mura. Un colloquio fitto con gli studenti, soprattutto con uno di essi prima allievo e poi diventato per me un Maestro dal punto di vista intellettuale, Mario Sbriccoli, che una morte rapace ha tolto alla nostra familiarità e impedisce, almeno fisicamente, di essere qui presente. Questa nostra comunità è segno di quello che abbiamo costruito insieme e rappresenta una profonda sintonia culturale che si è instaurata tra di noi”.

(foto Cronache Maceratesi)

  

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