Le bretelle rosse di Mattei
(un regalo di Nasser che poteva far cadere
il governo di allora)
I ricordi di Paolo Pissard figlio del pionere della ricerca petrolifera in Italia in un incontro a Milano all'associazione degli Umbri-Marchigiani. Convegno sabato a Serrapetrona su Enrico Mattei con Francesco Merloni e Giuseppe Accorinti
Prima di quelle televisive di Giuliano Ferrara, le fatidiche ‘bretelle rosse’ ebbero un ancor più importante e celebre ‘indossatore’. “Ma non posso farle vedere, togliendomi la giacca come chiedete…perché cadrebbe il Governo… infatti queste bretelle me l’ha regalate Nasser…” disse Enrico Mattei, il fondatore e presidente dell’Eni alla sorella e alla moglie, in quel capodanno del 1960 che lui festeggiava insieme con i familiari e i ‘suoi’ ragazzi a Borca di Cadore. In questo centro montano del Veneto, l’Eni aveva da poco costruito un villaggio turistico a dir poco avveniristico ed era sembrato giusto a Mattei trascorrere con dirigenti ed operai la notte di passaggio dell’anno. “Tuttavia il gran salone delle feste era surriscaldato a causa dell’affollamento e le due donne pregarono Enrico di liberarsi della pesante giacca. Si trattava, tuttavia, di far scoppiare uno scandalo diplomatico con le potenze straniere che avevano in profondo sospetto Nasser il quale, qualche anno prima, aveva preso il potere in Egitto ed era subito diventato alleato dell’Eni contro le Sette Sorelle in una nuova politica petrolifera che avrebbe squassato il mercato in Medio Oriente. A Borca di Cadore per non far cadere l’esecutivo, come diceva Mattei, si trovò un’escamotage. Enrico si tolse di nascosto le bretelle rosse di Nasser, scelte appunto per il colore in occasione del capodanno, e me le passò sotto il tavolino. Provvidi poi ad occultare quel prezioso quanto ingombrante ‘reperto’ che andava a suggellare un’amicizia strategica per l’Italia del dopoguerra”.

Da sinistra Paolo Pissard, Felice Egidi, Maurizio Verdenelli, Giuseppe De Rosa e Pierfrancesco Fodde
L’episodio, del tutto inedito, è stato raccontato dal dottor Paolo Pissard, qualche giorno fa, a Milano presso l’Associazione dei Marchigiani e degli Umbri “Enrico Mattei” (presidente prof. Pierfrancesco Fodde) nel corso della presentazione da parte dell’avv. Giuseppe De Rosa, del libro di Maurizio Verdenelli “La leggenda del Santo Petroliere” (Ilari editore). Pissard era nel giro stretto della famiglia Mattei. Il perché é subito detto. Il padre, Mazzini Garibaldi Pissard (“Un nome che lo poneva sempre in difficoltà: sia al centro, si a sinistra di tutti gli schieramenti politici”) era stato all’Agip il pioniere della ricerca petrolifera in Italia. “In camera da letto –ha ricordato ancora il figlio- lui aveva strani macchinari con lucette sempre accese che lo collegavano agli avamposti della ricerca, ventiquattrore su ventiquattro”. Un grande nell’avventura felice del petrolio in Italia al pari di Mattei e di Egidio Egidi, anche lui matelicese, anche lui presidente dell’Eni ed ‘erede’ diretto del sardo Pissard sulla frontiera degli idrocarburi. E a Milano, a ricordare il padre, deceduto il 3 febbraio, c’era anche l’ing. Felice Egidi. “Un uomo schivo che incuteva tuttavia un timore reverenziale: sapevo della sua grandezza, della sua integrità morale, della sua modestia di vita. Dopo che se ne andò dall’Eni per rimanere fedele a se stesso, a chiamarlo fu l’avv. Agnelli. Per la prima settimana, sotto casa stazionarono due auto blu della Fiat, alla terza una sola, a fine mese, nessuna. Come quando era all’Eni. Anche da presidente, utilizzava la sua vettura privata”. Inoltre: “Come Mattei apprezzava gli americani, anche se il primo non li amava. L’ultima cosa che mi ha chiesto è di vedere per me il film Lincoln e poi ne ha voluto che ne parlassimo insieme. Ricordava ancora perfettamente in inglese l’immortale discorso del presidente americano dopo la battaglia di Pittysburg…”. E sul grande Enrico: “L’aveva seguito sin dall’inizio, dal 1949 all’Agip, lui giovane ingenere al Genio Civile di Macerata… nonostante il parere contrario del nonno, amico di Mattei che gli aveva detto: ‘L’Agip…non si sa che fine farà…”. Negli ultimi anni della sua vita, mio padre ripensava alla figura del fondatore (lui stesso era ormai storicizzato come il salvatore dell’Eni dopo che aveva preservato l’integrità di Egip mineraria, incaricata delle ricerche). Diceva: ‘Chissà se Mattei avrebbe potuto davvero opporsi al cerchio che gli si stava stringendo attorno, e se davvero gli sarebbe stato possibile mantenere tante speranze per le quali si stava lavorando così attivamente… chissà, chissà?!”.
Interrogativi, domande che non saranno senz’altro estranei sabato 25 prossimo al convegno su “Enrico Mattei: le Marche, il mondo” organizzato a Serrapetrona, ore 17.30, alla chiesa arcipretale di San Francesco dalla Comunità Montana Monti Azzurri. Con il presidente dell’ente, Giampiero Feliciotti, intervengono l’ingegner Francesco Merloni, il dottor Giuseppe Accorinti, già AD di Agip e presidente Scuola Mattei (ed autore del libro “Il Principale, io c’ero”, Hacca edizioni), il capo ufficio stampa della Regione Umbria, Lucio Biagioni e Vincenzo Taffo, presidente di NSC Company. Hanno annunciato la loro presenza la vicepresidente della Provincia di Macerata, on. Paola Mariani; e l’on. Avv. Adriano Ciaffi. Coordina la giornalista Carla Passacantando. Un rinfresco finale con vernaccia e prodotti tipici regionali concluderà il ‘ricordo’ del grande Marchigiano.
(Foto associazione ‘Enrico Mattei’)


