Allarme bomba in tribunale
Dipendente comunale denunciato

MACERATA - Nei guai Giuseppe Garufi che poche ore dopo è stato ascoltato dal Procuratore Capo come unico indagato per l'incendio all'ufficio urbanistica dello scorso agosto

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L'allarme bomba in tribunale dello scorso 16 novembre

L’allarme bomba in tribunale dello scorso 16 novembre

E’ stato denunciato per procurato allarme l’impiegato comunale Giuseppe Garufi, sorpreso dalla polizia in una cabina telefonica, dalla quale era appena partito un allarme bomba per il tribunale. Un fatto avvenuto nella tarda mattinata di ieri, a poche ore di distanza dall’interrogatorio fissato per lui dal procuratore capo Giovanni Giorgio. La casa di Garufi è stata perquisita, per cercare schede telefoniche prepagate che però non sono state trovate. L’uomo è stato poi condotto in Questura per la denuncia. La telefonata anonima ai vigili del fuoco è arrivata intorno alle 11.30 ma a l’allarme non viene dato credito perchè poco dopo gli agenti bloccano Garufi in una cabina telefonica. Secondo gli investigatori è da lì che sarebbe partita la telefonata e sarebbe stato proprio il dipendente comunale a farla.

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Le pratiche accatastate dopo l’incendio all’ufficio urbanistica dello scorso agosto

A lui viene contestato anche un episodio analogo del 16 novembre scorso quando una telefonata anonima annunciava due bombe di Al Qaeda in tribunale. E anche quel giorno era fissato un interrogatorio in Procura per Garufi. L’uomo è accusato di aver dato fuoco a tre macchine parcheggiate in viale Trieste, e di aver mandato in fumo l’archivio dell’ufficio urbanistica del Comune. Ieri pomeriggio Garufi è stato sentito dal procuratore capo Giovanni Giorgio sul rogo all’archivio Urbanistica divampato lo scorso 12 agosto. Il procuratore ha chiarito all’indagato la gravità delle accuse che gli vengono rivolte ma Garufi, assistito dagli avvocati Federico Valori e Aldo Alessandrini, si è avvalso della facoltà di non rispondere. I legali di Garufi, che è l’unico indagato per quell’episodio, ribadiscono di essere certi della assoluta estraneità del loro assistito ai fatti contestati.

(redazione CM)

 

 

 

 


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