Finanziato il restauro della Chiesa San Giuseppe
SAN SEVERINO. Un finanziamento di 800.000 euro (300.000 dalla Regione e 500.00 dalla Curia) per il recupero dell’ingente patrimonio pubblico ed ecclesiastico

La vice presidente della Comunità Montana, Sabrina Piantoni, l’assessore Pietro Marcolini, il sindaco Cesare Martini, l’arcivescovo Francesco Giovanni Brugnano e il direttore dell’Ufficio beni culturali della Curia di Camerino, Luca Maria Cristini.
La sala del Consiglio del Comune di San Severino Marche ha ospitato un incontro tra l’assessore al Bilancio e alla Cultura della Regione Marche, Pietro Marcolini, l’arcivescovo di Camerino – San Severino Marche, monsignor Francesco Giovanni Brugnaro, e il sindaco della città, Cesare Martini, nel corso del quale sono stati definiti gli aspetti dei finanziamenti regionali rivolti al recupero dell’ingente patrimonio pubblico ed ecclesiastico grazie alle risorse della legge 61/98, la cosiddetta legge sul terremoto.
All’iniziativa hanno preso parte anche il direttore dell’Ufficio beni culturali della Curia di Camerino, arch. Luca Maria Cristini, il presidente del Consiglio comunale, Ostilio Beni, gli assessori comunali Giampiero Pelagalli, Simona Gregori, Giampaolo Muzio, il consigliere e vice presidente della Comunità Montana, Sabrina Piantoni.
Lunga la lista dei lavori già effettuati a San Severino grazie all’aiuto della Regione ai quali si andrà ora ad aggiungere il recupero della chiesa di San Giuseppe che si affaccia sulla stupenda piazza Del Popolo. Con le economie della legge 61, che recentemente la Regione ha destinato a beni culturali pubblici ed ecclesiastici sulla base dell’intesa siglata ad aprile di quest’anno con la Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici e la Conferenza episcopale marchigiana, sarà dunque possibile intervenire su questo nuovo importante luogo di culto devastato, nel 2010, da un vasto incendio. La chiesa di recente ha avuto un altro finanziamento, sempre regionale, per la messa in sicurezza del campanile con il riconoscimento di un finanziamento pari a 70mila euro.
Il finanziamento regionale, che permetterà di avviare il cantiere, è pari a 300mila euro. A questo si andrà ad aggiungere un cofinanziamento della Curia per altri 500mila euro, per un totale di 800mila euro. Il fatto che il beneficiario compartecipi all’intervento potrà consentire alla Regione di destinare ulteriori risorse, compatibilmente con le proprie disponibilità, con l’obiettivo di garantire il raggiungimento dell’agibilità strutturale della chiesa di San Giuseppe.
Inoltre, con le risorse stanziate dalla Giunta regionale per l’emergenza neve di quest’anno, verrà recuperata, sempre a San Severino, anche la chiesa di Santa Maria della Pitturetta, di proprietà pubblica. In questo caso il finanziamento si aggira sui 90mila euro.
“Con questi interventi che vanno ad aggiungersi a quelli su Sant’Agostino e San Domenico – ha spiegato l’assessore regionale al Bilancio, Pietro Marcolini – la città di San Severino Marche vede messa in sicurezza e recuperata la quasi totalità del suo patrimonio ecclesiastico. Un patrimonio di grande valore sia dal punto di vista storico, religioso che architettonico. In tempi difficili le risorse che siamo riusciti a rastrellare da lavori ultimati e da rinunce e revoche, vengono restituite nel circuito dell’economia e del lavoro, per la rifunzionalizzazione di beni culturali di notevole pregio. Siamo ancora in attesa di sapere se il Governo nazionale destinerà qualcosa per i danni della nevicata di febbraio scorso, per ora la Regione Marche è la sola ad averlo fatto con riferimento agli aggravamenti subiti dai beni culturali. Sono convinto che il patrimonio artistico che questa città può vantare – ha poi aggiungo Marcolini – sia anche un patrimonio economico per le prospettive future che esso può avere. Occorrerà però dare vita ad una longevità attiva dove anziani e giovani possano collaborare per mettere in rete e valorizzare questo patrimonio. La città di San Severino Marche – ha concluso l’assessore regionale – ha avuto amministratori che hanno saputo richiamare su di essa le attenzioni necessarie perché si procedesse a diversi recuperi di suoi monumenti”.
Soddisfazione è stata espressa anche dal sindaco, Cesare Martini, e dall’arcivescovo, monsignor Francesco Giovanni Brugnaro: “San Giuseppe – ha ricordato in particolare il primo cittadino di San Severino – è la chiesa più amata dai settempedani dopo il Duomo. Ancora una volta la Regione è stata sensibile e ci è venuta incontro. Dopo aver consentito la riapertura di San Domenico, che abbiamo festeggiato dopo aver tagliato il nastro al Duomo antico riaperto a seguito di un ventennio di lavori che avevano visto fermare più volte il cantiere, siamo ora pronti a festeggiare i restauri a San Giuseppe ed il recupero della Pitturetta. La Curia sta infine recuperando anche la chiesa di Cesolo ed il castello di Carpignano, due altri luoghi simbolo di questo territorio”.
“Sono ben 480 le chiese dell’Arcidiocesi – ha ricordato, infine, l’arcivescovo Brugnaro – In un momento di difficoltà come quello che stiamo vivendo occorre stabilire delle priorità: San Giuseppe era una di queste. Con il suo recupero si fa un servizio alla comunità settempedana tutta ma anche alla cultura ed alla storia che è importante solo quando non è lontana da noi. Dopo il recupero delle chiese dobbiamo recuperare la cultura e raccontare la nostra storia nelle nostre scuole, ai giovani che devono amare i luoghi dove sono nati, che sono luoghi stupendi. Quando terremoti, incendi ed altri incidenti avvengono, occorre che le comunità vengano aiutate. A San Severino – ha concluso monsignor Brugnaro – si sta facendo questo”.
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La chiesa di San Giuseppe è chiusa dalla notte di Capodanno del 2009. Da quando, cioè, un incendio di vaste proporzioni ha fatto dichiarare il luogo di culto inagibile. Il rogo, che i Vigili del Fuoco hanno rilevato di natura accidentale, ha completamente bruciato l’altare laterale destro della navata, causando notevoli danni all’interno della chiesa e della sagrestia. La Procura della Repubblica di Camerino, che ha indagato sui fatti, ha archiviato il fascicolo, confermando la tesi dell’incidente.
Trovandosi nella piazza principale di San Severino Marche, la chiesa è la più frequentata della città ed è sovente tappa di fedeli che vi si recano anche solo per un breve momento di raccoglimento ad ogni ora del giorno. La parrocchia di San Giuseppe è tra le più popolose del centro settempedano. Il progetto degli interventi di riparazione danni e di miglioramento sismico, ai sensi della L. 61/98, ha avuto approvazione con Conferenza dei servizi in data 28.06.2005 ed è stato poi redatto nel febbraio 2006 in forma esecutiva.
Nel 2010 sono stati eseguiti interventi di messa in sicurezza del campanile dal quale si erano avute cadute di elementi laterizi. I lavori, eseguiti in base al “programma straordinario 2009”, sono di recente terminati.
“La necessità di mettere in sicurezza l’edificio sacro, che presenta dissesti strutturali per la sovraspinta composita di un doppio arco sovrapposto in corrispondenza della via pubblica laterale e l’opportunità di attivare un solo cantiere per la riparazione dei danni dell’incendio, con oggettivi vantaggi dal punto di vista non solo economico – spiega il progettista nonché direttore dell’Ufficio beni culturali della Curia di Camerino, arch. Luca Maria Cristini – ha fatto sì che la chiesa venisse inclusa nell’elenco degli edifici per i quali è previsto un intervento regionale. Non sono stati previsti nella revisione del progetto gli interventi sulle opere d’arte e sui mobili ma la Parrocchia e l’ente attuatore stanno provvedendo autonomamente al reperimento di risorse anche attraverso sponsorizzazioni. I lavori da eseguire sono diversi: prima di tutto si dovrà procedere alla messa in sicurezza di quanto in chiesa e nell’annessa sagrestia può essere danneggiato dall’attivazione del cantiere. Fatto ciò sarà necessario allestire un ponteggio interno al fine di eseguire la pulitura dalla fuliggine e il risarcimento delle coloriture perdute. Contemporaneamente dovranno essere ricostruite e ridipinte le porzioni d’intonaco cadute a causa del calore e sostituiti i vetri dei finestroni dell’aula. Andranno poi riparati e messi a norma gli impianti elettrico e antintrusione. Smantellato il ponteggio si dovrà procedere alla riparazione del pavimento che in più punti ha subito di rigonfiamenti con rottura degli elementi. In seguito si attuerà la ricostruzione dell’altare bruciato. Le operazioni di rimessa in pristino conclude l’arch. Cristini – prevedono altresì la pulizia di tutte le opere d’arte e non presenti in chiesa. Alcune delle opere d’arte dovranno essere restaurate per ovviare agli effetti deleteri del calore (dipinti su tela, cassa d’organo, sculture fisse in stucco)”.
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La chiesa di S. Giuseppe si deve alla munificenza della nobile famiglia Tinti che, in due epoche successive, sostenne la spesa per la sua costruzione. Fu il sacerdote Giuliano Tinti che, per devozione, volle far erigere questa chiesa nella piazza maggiore della città, dotandola di ogni arredo necessario per la celebrazione delle sacre funzioni. La chiesa fu edificata nel breve spazio di due anni: infatti fu posata e benedetta la prima pietra il 21 febbraio 1628 da Bartolomeo Tardoli, arciprete della Cattedrale e allora vicario generale, il quale, una volta terminata l’opera, provvide anche a benedirla il 19 marzo 1630.
Dopo quasi un secolo e mezzo dalla prima edificazione, nel 1768, essendo divenuta la chiesa troppo angusta, Vincenzo Tinti decise di costruirne una più grande su disegno dell’architetto ticinese Gaetano Maggi. Dopo i lavori durati un trentennio la chiesa venne riaperta al culto il 6 ottobre 1798.
L’edificio resistette molto bene al forte terremoto che colpì San Severino nel 1799 e per tale ragione vi si trasferì provvisoriamente il Capitolo della Cattedrale.
Durante il periodo del Regno Italico, il 14 novembre 1810 la Confraternita del SS. Sacramento o del Corpus Domini, ebbe il proprio oratorio demaniato per essere adibito a Monte di Pietà e pertanto dovette trasferirsi provvisoriamente nella chiesa di S. Giuseppe. La permanenza divenne poi stabile e la presenza della Confraternita condizionò in modo profondo le funzioni religiose e la vita stessa della chiesa. I confratelli portarono con loro l’altare, i dipinti, l’antica campana, gli arredi sacri e quant’altro faceva parte del patrimonio del sodalizio.
Nell’Ottocento furono eseguiti lavori di notevole consistenza. L’anno 1871, dovendosi installare una campana più pesante fu rifatta completamente la torre campanaria.
Su ordine del vescovo e delle autorità civili, nell’anno 1885 la chiesa venne chiusa al culto per la poca sicurezza che offriva il fabbricato, bisognoso di sollecito e radicali restauri alla volta, che terminarono l’anno seguente.
Nel 1913 fu commissionata dal parroco don Arcadio Dante Scuderoni la decorazione pittorica dell’interno al pittore tolentinate Francesco Ferranti (1873-1951). In occasione di questi stessi lavori la chiesa venne completamente decorata dal rinomato marmista Mario Adami di Roma, che era espertissimo nell’imitare con la pittura veri marmi pregiati.
Da menzionare sono anche i tre altari in legno scolpito e dipinto: due soli superstiti all’incendio del 31 dicembre 2009, che ha causato la completa perdita di quello posto sulla parte destra della navata, intitolato alla Madonna di Lourdes. Di fattura seicentesca, aveva un frontone spezzato poggiante su due colonne scanalate con capitelli corinzi dorati. Sotto alla mensa era un elemento ligneo ad imitare un sarcofago poggiante su due piedi di leone dorati. La chiesa è uno scrigno di tesori d’arte, più o meno danneggiati dal calore e dai depositi del denso fumo causati dal rogo del dicembre 2009.
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La piccola chiesa di S. Maria della Vergine, detta La Pitturetta, nasce come edicola votiva nel punto di incrocio tra la strada proveniente da piazza Del Mercato e l’altra strada che saliva al monastero di San Mariano. I primi documenti d’archivio che parlano della realizzazione della cappellina risalgono al 1465. Inizialmente l’edicola fu denominata anche di “Tagliacozzo”, probabilmente dal nome del proprietario del terreno su cui fu edificata. Dalle note di spese registrate dal camerlengo comunale si sa che venne a costare due fiorini e trentaquattro bolognini. Di certo venne eretta dalle fondamenta (si parla, infatti, di magaeste facta in via Nova) e che prima non vi fosse sul luogo alcuna costruzione sacra. Della decorazione interna della struttura, e cioè dell’immagine che di solito veniva dipinta direttamente sul muro con la tecnica dell’affresco, da cui la generica denominazione di “pitturetta” o “pinturetta”, si fece carico l’Amministrazione comunale del tempo. Non si trattava di decorare un qualsiasi tabernacolo campestre, ma un’edicola posta lungo una via molto trafficata della città. L’opera fu dunque affidata al pittore locale Bartolomeo di Friginisco. Nel corso degli anni la devozione verso questa dolce figura di Maria crebbe a tal punto che agli inizi del 500 si sentì la necessità di trasformare la piccola edicola stradale in oratorio più grande, racchiudendo la pittura all’interno dell’edificio così come avverrà, qualche anno più tardi, anche per le edicole di Santa Maria del Glorioso e di Santa Maria dei Lumi. Dopo aver rischiato di essere abbattuta, la Pitturetta fu ricostruita più bella della precedente su disegno di Venanzio Bigioli, insigne scultore e architetto sanseverinate. Nel maggio 1845 essa rinasce come un’elegante costruzione in mattoni in stile neoclassico che non sfigurava al raffronto con altri edifici sacri della città.
Il progetto di recupero della Pitturetta, redatto dai tecnici arch. Andrea Stortini e ing. Luca Sabbatini, consiste nel rifacimento della copertura, nel consolidamento della muratura e in alcune opere di rifinitura.