Viviamo in una società sempre più drogata
Un cocktail di droghe, tra cui ecstasy e MDMA, sarebbe stato – secondo le prime risultanze dell’autopsia – la ragione della recentissima tragica scomparsa di Massimo, un bravo ragazzo di 26 anni di Civitanova Marche (leggi l’articolo). Tornato a casa domenica mattina dopo una notte passata chissà dove, ha fatto in tempo a salutare il padre e la madre che si erano appena alzati e stavano facendo colazione. Poi, senza sapere che stava giungendo la sua ultima ora, si è addormentato nel suo letto e purtroppo dal sonno è passato direttamente nell’altra vita, nella dimensione dell’eterno e dell’infinito, oltre le frontiere del tempo e dello spazio, lasciando la fidanzata, la sorella e i genitori (ai quali tutti – in quanto fratelli e sorelle nel dolore – esprimo la mia solidarietà e la mia vicinanza) in una sofferenza senza fine, che solo la fede forse potrà in qualche modo attenuare.
Ancora una morte per droga, quindi, nella nostra provincia, dopo diversi altri decessi avvenuti per lo stesso motivo anche in questi ultimissimi mesi nelle Marche, che sicuramente rimarranno saldamente attestate ai vertici nazionali della triste graduatoria del tasso di mortalità connesso all’uso ed all’abuso di sostanze stupefacenti. Manca il dato statistico preciso, perché (sebbene ciò dovesse essere fatto entro il 30 giugno) ancora non è stata presentata in Parlamento la relazione annuale sulla diffusione delle varie sostanze stupefacenti nel nostro Paese; nel 2011, tuttavia, le Marche, insieme all’Umbria ed alla Valle d’Aosta, primeggiavano in questa tetra classifica dell’orrore.
Il problema di fondo – come più volte denunziato – è che nella nostra regione manca un forte allarme sociale sulla gravità del fenomeno e sulla presenza sempre più evidente e radicata di organizzazioni mafiose che vivono e prosperano con la droga, che praticano una cultura di morte e se ne fregano del quinto comandamento (“non uccidere”), che allegramente riciclano i proventi della loro ignobile attività criminale nell’edilizia, nel settore dei rifiuti e nella grande distribuzione commerciale, nella sostanziale indifferenza – se non nella vera e propria collusione – delle istituzioni e della classe politica locale. Alcune recenti vicende venute alla luce negli ultimi mesi sono state illuminanti in tal senso.
La percezione che si ha semplicemente leggendo le cronache locali dell’ultimo anno è peraltro terrificante: la droga anche dalle nostre parti continua inesorabile ad avanzare e a mietere vittime (e tali sono non solo i ragazzi giovani e giovanissimi irrimediabilmente puniti con la morte, ma anche quelli che riportano danni psichiatrici irreversibili, che si schiantano con l’auto per una ridotta lucidità di guida, che si buttano da una finestra per depressioni indotte o amplificate dalle sostanze, che subiscono infarti o ictus in età assolutamente non compatibili con tali patologie, che correndo dietro al nulla sprecano anni ed anni della loro vita e così compromettono del tutto le attualmente già complicate possibilità di inserimento nella vita sociale e lavorativa), grazie alla diversificazione dell’offerta, al policonsumo sempre più incentivato, ad una accorta politica al ribasso dei prezzi (le sostanze stupefacenti sono l’unico prodotto di largo consumo che dall’avvento dell’euro ha visto scendere il proprio costo sul mercato), ad un sofisticato marketing implicito e a volta anche esplicito, alla strumentale e sempre più diffusa e indotta convinzione che a questo punto le droghe facciano parte della vita di tutti noi e che nulla ormai si possa fare per contrastarne la sempre maggiore diffusione.
Un peso significativo, in questo problema sociale di massa, in questa epidemia anche sanitaria, in questa piaga biblica che sta distruggendo intere generazioni di giovani, privati del presente e del futuro e a volte anche della vita, ce l’hanno, oltre appunto alle capacità “imprenditoriali” dei mercanti di morte ed alla rete di complicità che a tutti i livelli li protegge, anche il sistema normativo (che non reprime adeguatamente i reati – tutti con esiti potenzialmente anche mortali – di traffico, commercio e spaccio di droga) ed alcune francamente incomprensibili scelte delle forze dell’ordine.
In discoteca, ad esempio, dove avviene lo spaccio più significativo di ecstasy e MDMA (uno spaccio assolutamente tollerato dai gestori, se non addirittura da loro stessi predisposto per offrire ai ragazzi un ventaglio più ampio delle possibilità di sballo), le forze dell’ordine non entrano. Si limitano ad aspettare i ragazzi all’uscita dei locali, a fermare qualche macchina a campione e ad eseguire le verifiche del caso con l’etilometro. Bene, anzi, benissimo, ben vengano questi controlli a cose fatte, siano possibilmente anche incrementati a livello quantitativo. Ma chi va a controllare con personale in borghese quello che succede dentro le discoteche, dove magari viene respinto chi non è vestito in modo decente ma circolano indisturbati spacciatori ben conosciuti, dove spesso e volentieri chi spaccia fa parte proprio dello staff del locale (baristi, dj, pierre, vocalist, buttafuori), dove si trova di tutto e di più, dove le sostanze vengono assunte in maniera aperta e conclamata, tra una risatina compiaciuta ed una complice strizzatina d’occhio? Chi si prende la briga di salire sui discobus, ormai notoriamente zona franca ed esente da controlli per spacciatori di ogni risma, da quelli professionali a quelli improvvisati?
Certo, poi, nell’interminabile tragedia che vediamo tutti i giorni scorrere dinanzi ai nostri occhi, ci sono i profili, altrettanto rilevanti, delle responsabilità personali, familiari, della scuola e della società nel suo complesso. C’è la prevenzione formativa e informativa che, nonostante i tentativi di ampliamento e di razionalizzazione, è sempre troppo scarsa. C’è la prevenzione “forte” che indirettamente scaturirebbe da pene adeguate e dalla certezza delle pene stesse, ancora e sempre più nel libro dei sogni. Sono tutte questioni di cui abbiamo parlato tante volte su queste pagine: ognuno – è vero – ha in definitiva la sua parte di responsabilità, sia i singoli individui che le agenzie educative, anche se tutti noi cerchiamo di scaricare la colpa sugli altri e ci sforziamo di delegare agli altri la risoluzione del problema, senza pensare che in questa vera e propria guerra anche un cucchiaino che tenta di svuotare il mare può essere utile, purchè in tanti, senza cedere alla resa, cerchino di fare quel poco o quel tanto che è nelle loro possibilità.
Per non ripetere cose già dette, vorrei però soffermarmi adesso su un’altra considerazione, che a me sembra evidente, in questo mondo globalizzato dove tutto è in relazione con tutto e dove la droga e i tanti soldi che ne derivano hanno un ruolo sempre più determinante. E’ una considerazione amara, ma credo difficilmente contestabile.
Da un lato, la droga, con il crescente uso e consumo di massa sempre più riscontrabile negli ultimi decenni e con l’imponente macchina “commerciale” che ne governa i flussi, si è inserita a pieno titolo e in posizione sempre più egemone nell’attuale società consumistica, sino a diventare un vero e proprio simbolo del piacere ottenuto grazie al denaro e della felicità artificiale da raggiungere a comando. Dall’altro, e non a caso ma proprio come diretta e voluta conseguenza di ciò, la nostra stessa società ha assunto connotazioni, modelli e stili di vita sempre più “drogati”, che inevitabilmente portano all’uso di sostanze e ne rafforzano il consumo. Alcuni esempi: nei fine settimana le notti non devono finire mai e comunque bisogna divertirsi per forza; si deve necessariamente eccedere nel consumo di alcol e di sostanze, ricercando l’euforia a tutti i costi e il piacere ad oltranza; si deve entrare nei locali non prima dell’una di notte e poi tirar tardi sino al mattino del giorno dopo senza dare segni di affaticamento; le feste della birra e del vino si rincorrono tra di loro, in una gara a fornire a giovani e giovanissimi, senza controllo alcuno, tutto l’alcol e lo sballo che vogliono; si succedono senza soste anche nei più insignificanti centri turistici le notti bianche, rosa, azzurre, dove bisogna per forza di cose gironzolare e consumare sino all’alba, con la solita coda delle ubriacature di massa, delle risse, degli scontri feroci tra bande rese ancora più aggressive dalle sostanze assunte; persino i tornei estivi di calcetto devono svolgersi nelle ore notturne, perché tutti, anche gli sportivi, devono abituarsi ad essere signori della notte; nel lavoro è d’obbligo ricercare e pretendere, grazie all’aiutino chimico, la performance, l’instancabilità, la sicurezza di sé, la sensazione di invincibilità; le regole morali e di comportamento devono essere solo quelle che soggettivamente uno si dà, per cui alla fine, disattivati i freni inibitori, tutto e il contrario di tutto sono comunque consentiti.
Riflettiamo quindi profondamente e seriamente su queste considerazioni, perché ormai la questione droga, con la sua centralità, con la sua capacità di livellamento dei comportamenti e con la sua enorme forza distruttiva, è uno degli snodi più cruciali della nostra società, da cui dipendono il presente e il futuro delle giovani generazioni. Ne vanno di mezzo tante vite e la libertà di tutti noi.
* Avv. Giuseppe Bommarito
Presidente onlus “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”
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Bellissimo articolo! tutti dobbiamo riflettere e molto!
Tutto questo avviene nella quasi indifferenza e complicita’ di chi può veramente porre freno ad un suicidio di massa.I giovani sono il futuro si devono investire risorse importanti sulla scuola,sull’educazione e su tutte quelle esperienze che possono costituire un sano sballo per i giovani.La possibilità di realizzarsi,di avere fiducia nelle proprie capacita,nello sport,nella musica.La politica tutta deve individuare queste priorità ,tutto il resto non conta.La morte di Massimo la dobbiamo vedere come una richiesta di involtati volta a tutti da parte di chi e’vittima di questo sistema che ha come obiettivo solo il profitto.
Grazie Giuseppe per i tuoi bellissimi articoli che aiutano non solo a riflettere e a capire ma anche e soprattutto a fare.
Maria Grazia Pierluca
Tendenzialmente ho sempre avuto un atteggiamento assolutorio verso alcuni comportamenti border line dei nostri ragazzi. Ho sempre chiuso un occhio quando, e solo quando, reagiscono a quello che comunque non può non essere considerato mal di vivere.
Poi leggo storie come quelle di Massimo e anche pensando ai suoi cari, mi accorgo perdio che con il mio cucchiaino non posso niente.
I disastri di oggi sono sempre figli della tolleranza di ieri.
Posso capire il suo stato d’animo per la tragica scomparsa di suo figlio ma non condivido in pieno la sua riflessione.
Generalizza troppo sul fenomeno discoteche quando a mio avviso lei non credo ci sia entrato più negli ultimi 10-20 anni….. diciamo che parla un po’ troppo per sentito dire se mi posso permettere di farle questa critica.
Per quanto riguarda le discoteche posso affermare con certezza avendoci lavorato per anni che proprietari e staff non vendono assolutamente niente di quanto detto (anche se posso ammettere che esistono sempre le eccezioni che confermano le regole)…. con questo non sto dicendo che non giri della droga, anzi…. ne gira e come ma non sono certo i membri di uno staff a commettere tali reati.
Ovviamente ci sono discoteche e discoteche , ci sono serate e serate (un conto è una serata House e un conto è una serata con musica commerciale e con un target molto giovanile)…. ma generalizzare così come sta facendo mi sembra francamente assurdo e illogico.
Sono anche io per i controlli in borghese all’interno delle discoteche anche se servirebbe comunque a poco visto che gli spacciatori verrebbero allertati velocemente e anche perchè le sostanze stupefacenti raramente vengono introdotte da subito all’interno di una discoteca senza avere una transazione assicurata…. in altre parole se ho un cliente che mi chiede droga la vado a prendere fuori dal locale dove l’ho riposta e rientro con la dose richiesta (transazione assicurata senza correre rischi).
I polizziotti in borghese sono facilmente riconoscibili il più delle volte…. non per colpa loro ma per una speciale abilità di chi spaccia a riconoscerli.
Per quanto riguarda le morti per droga sono tante è vero ma se andiamo a fare una statistica calcolando quanti assumono stupefacenti regolarmente e quanti muoiono per colpa di essa (calcolando anche gli incidenti stradali) le percentuali si abbasserebbero di molto.
Certo che se qualche politico colluso con la mafia morisse per droga di sicuro sarebbe meglio che un povero ragazzo “innocente”.
Una cosa è certa, la droga è una grossa piaga negativa che affligge giovani e meno giovani e più il nostro Paese sarà in crisi e peggio sarà !!!
Molti giovani in Ucraina, ad esempio, che non trovano lavoro affogano la loro infelicità frustrazione solitudine e scoraggiamento in un’altra “droga” che si chiama alcol (lì sono davvero tante le morti per alcol e il fenomeno alcolismo è davvero molto diffuso).
Se la prende poi con sagre feste di paese e con il “popolo della notte” in generale….. è un punto di vista il suo ma credo che non sia la notte ad alimentare l’uso di droga ma la testa di ognuno di noi !!!
I tempi sono cambiati rispetto agli anni sessanta e con ciò non voglio dire che è meglio o peggio, dico solo che sono tempi diversi dove le usanze sono cambiate e l’unico modo per ricambiarle sarebbe quello di creare leggi che consentano ai locali di far partire prima la serata e di farle finire prima…. un po’ come avviene in molti Paesi all’estero (tipo l’Australia).
Questioni di abitudini dunque che possono essere cambiate ma con leggi precise e non discriminatorie !!!
Sarebbe bello tornare a divertirsi come si faceva ai suoi tempi perchè ricordo i racconti di mio padre e vedevo nei suoi occhi una luce particolare che non vedo per nulla nei giovani di oggi.
Sono tragiche le morti per droga e sono affranto quanto lei per quello che è successo a quel povero ragazzo ma scagliarsi così contro tutto e tutti non serve a nulla….. la cosa migliore da fare è quello di stare di più dietro ai figli anche se capisco che a volte possa essere estremamente difficile visto il cambio radicale di questa nuova generazione.
Credo che il problema sia essenzialmente politico. Un buon padre di famiglia pone le regole educative perché i comportamenti dei suoi componenti siano coerenti ai valori morali, alle esigenze economiche e alla crescita culturale dei propri figli. Ma oggi abbiamo buoni padri di famiglia, anzi esiste più la famiglia nel senso proprio del termine?
Il politico dovrebbe ricoprire il ruolo del buon padre di famiglia in senso più allargato nella società. È qui il nocciolo della questione, questo ruolo da tempo non esiste più.
I valori religiosi e morali, luce spirituale delle menti, si sono affievoliti, se non persi, ed oggi si praticano più i vizi che le virtù. La libertà l’abbiamo cambiata con l’anarchia. L’amore come dono in soddisfacimento dei propri egoismi.
Il lavoro che dovrebbe essere il primo diritto-dovere di un cittadino è disatteso da regole di mercato che non hanno nulla a vedere con uno sviluppo equo e sostenibile della società.
Abbiamo costruito una società materialistica in cui l’individualismo ha sostituito il bene comune e il denaro il rispetto della persona.
Abbiamo bisogno di una profonda conversione, altrimenti questa società sta diventando un inferno e la violenza prenderà il sopravvento su tutti i rapporti umani.
Caro Peppe,
solo io e te possiamo capire cosa si prova quando si perde un figlio per overdose. Credo che non esista al mondo dolore più lancinante di questo e ciò perchè quando si muore per droga vengono fuori tutti i sensi di colpa di questo mondo.
Come ben sai la Rondinella è in prima linea con le famiglie che arrivano da noi sempre troppo tardi, a danni fatti. A volte ho l’impressione che stiamo vuotando l’oceano con un cucchiaio.
Il 26 giugno scorso (era la giornata contro la droga) ho sentito sulla RAI un personaggio importante delle Istituzioni che diceva che la droga è in forte regresso; io non so dove questo signore ha preso i dati, a noi risulta l’esatto contrario e poi per questo non serve la mia opinione, basta chiedere a S. Patrignano, a Don Chino Pezzoli, a Don Mazzi e a tanti altri che sono da una vita in prima linea su questo problema devastante. Secondo questa gente eroica che si batte da una vita su queste tematiche, il problema non è come uno si droga, ma perchè si droga, questa è una differenza sostanziale. Sempre secondo loro il nocciolo della questione è nella famiglia, nell’aver allevato dei figli ai quali è stato dato di tutto e di più, e di conseguenza non averli fatti crescere in modo adeguato, hanno poca spina dorsale. La lotta agli spacciatori va bene, ma non è tutto perchè è impensabile di eliminarli totalmente, ce ne sarebbero sempre altri pronti a prendere il loro posto. Secondo me occorre ripensare alle misure da prendere: ripensare al ruolo dei Sert per far sì che i Sert, dopo un periodo non troppo lungo, (sì, perchè nei Sert ci sono ragazzi che sono sotto metadone da 5 anni, 10 anni, 15 anni, addirittura siamo al caso limite di qualcuno che è al Sert da 25 anni) siano obbligati a inviare i ragazzi in Comunità, ma questa è una scelta politica.
In secondo luogo occorre controllare di più all’interno delle discoteche perchè è lì che la droga gira di più: basterebbe sentire quello che ci raccontano i ragazzi che vengono da noi, cose da brividi. Io personalmente sono disposto, se qualcuno mi vuole incontrare personalmente, a spiegare queste cose a chi è un po’ scettico, in maniera da fugare ogni dubbio su queste circostanze (sempre tenendo conto della privacy di questi ragazzi).
Un’ultima cosa importantissima: si sta abbassando di molto l’età dei ragazzi che vengono da noi. Addirittura i genitori arrivano con la speranza di lasciarci il pacco in modo di riaverlo lavato, asciugato e stirato; non è così che funziona: salvo poi precipitarsi quando il loro figlio viene fermato dai Carabinieri, solo allora si vedono i genitori con tanta voglia di fare, voglia che però svanisce dopo dieci-quindici giorni, non di più.
Giovedi scorso, caro Peppe, abbiamo inviato a S. Patrignano un ragazzo di 30 anni che aveva avuto un’overdose e si era salvato per pochi secondi: inutile dire che in questi casi io e te riviviamo dentro di noi il nostro dramma infinito. Voglio chiudere con un appello ai genitori: siate più presenti con i vostri figli, non è possibile che alle tre di notte stiano in giro ragazzi e ragazze di 14 anni senza che nessuno li controlli: qualche sera fa un quindicina di ragazzi sui 14-15 anni ha trascorso una serata a casa di uno di loro (non era presente nessun genitore perchè erano fuori); sono stati tutta la notte assieme facendo di tutto e di più con alcol, cannabis e altro, ripeto, non era presente nessun genitore, vi sembra normale?
Un’ultima nota riservata a te, Peppe: sono orgoglioso di averti conosciuto e di esserti amico, di averti al mio fianco nella Rondinella in questa guerra senza fine, sei una persona eccezionale, una persona coraggiosa, un uomo fuori dal comune, andiamo avanti sempre con questa forza, un abbraccio fraterno, Gaetano Angeletti – Presidente Associazione “La Rondinella” – Corridonia
Difficile commentare. Ci vorrebbero competenza e mente fredda. Due cose difficili per molti, me compreso, in questi casi.
L’articolo di Bommarito come al solito è condivisibile ed anche le osservazioni di chi sembra contraddirlo, come Francesco, alla fine non fanno che confermarne la guistezza di base.
L’unica cosa che mi viene da pensare è che le responabilità in questi casi non vanno mai cercate in un’unica direzione, la famiglia, le forze dell’ordine, le leggi, la società, le discoteche, il troppo permissivismo e nemmeno il troppo negazionismo.
Secondo me se ogni componente non darà il suo contributo, le altre da sole non ce la faranno mai a contrastare il dilagare della droga.
Accusare le famiglie o le forze dell’ordine o le discoteche o lo stato o la televisione o …. singolarmente, non porterà da nessuna parte.
@ Francesco Clerici
Ero rimasto agli anni ’80 del secolo scorso, quando gli eroinomani maceratesi si contavano in poche decine, erano identificabili a vista per atteggiamenti ed abbigliamento e i genitori proibivano ai figli la frequentazione di costoro.
Proprio questa mattina, “La Rondinella” di Corridonia mi ha aggiornato sulle statistiche. Oggi, le statistiche più aggiornate nella città di Corridonia sono: 6 giovani su 10 , da un’età che va dai 12 anni ai 35 anni, fanno abitualmente uso di alcol e droga.
Da considerare come “droga” potente pure lo “spinello”. Infatti, lo “spinello” degli anni ’80 aveva il 3% di eccipienti attivi, mentre oggi ne ha il 28-30%. A San Patrignano ci sono giovani che si stanno disintossicando dallo “spinello”.
Non deve dirci l’avvocato Bommarito che la droga circola nelle discoteche. Le organizzazioni civili antidroga mandano loro osservatori nelle discoteche e riportano ciò che è scritto nell’articolo di cui sopra. Certo, è possibile che non in tutte le discoteche avvenga lo spaccio… Ma nessuno vieterebbe agli investigatori delle forze dell’ordine di entrare come clienti e vedere cosa accade. Nel momento che ci si rende conto dello spaccio si mettono i sigilli alla discoteca per sei mesi. Alla ricaduta, si chiude la discoteca e si porta il gestore in un campo di concentramento.
E’ possibile che singoli individui appartenenti alle forze dell’ordine chiudano un occhio o siano a libro paga del crimine organizzato? E’ possibile, in quanto siamo in presenza di esseri umani: le cronache ci parlano ogni tanto di questi servitori felloni dello Stato.
Non si va – chiedo – ad indagare nelle discoteche per non mettere in difficoltà quella economia? Anche ciò è possibile. Gli “addetti ai lavori” della magistratura e delle forze dell’ordine dovrebbe spiegare come mai i controlli li fanno “fuori” delle discoteche…
I poliziotti e i carabinieri, poi, sanno camuffarsi molto bene…
E’ vero: non si muore solo per overdose, ma pure sotto gli effetti della droga e dell’alcol in incidenti d’auto. Come pure è noto che i criminali – per avere il coraggio – sniffano. E la violenza in famiglia quando si è in crfisi di astinenza e non si ottengono i soldi per “mamma droga”?
@ Giuliano Meschini
Pienamente d’accordo con quanto scritto.
Sì, i genitori dovrebbero controllare i figli, non fidarsi, diventare investigatori delle loro notti brave. Una mamma di Corridonia portò la figlia quindicenne a prendere uno di quegli autobus per le discoteche. Alla partenza, aveva notato che i ragazzi erano spigliati, volitivi, con l’occhio vivo. Al ritorno, la figlia era vigile, se pure un po’ assonnata. La maggior parte dei ragazzi era “assente”, “strafatta”. Conseguenza: quella mamma non mandò più la figlia in discoteca… Ma quanti sono i genitori capaci di imporsi ai figli?
Per come si sono messe le cose con l’alcol e la droga dovremmo smetterla di meravigliarci se quasi quotidianamente i giovani muoiono a causa della droga e dell’alcol. Non dovremmo vedere la cosa come “eccezionale”, quale potrebbe essere un infarto, o un incidente sul lavoro…
Come dichiarava il dottor De Rosa del Sert di Civitanova Marche, la droga è ormai nella “normalità”, sia nella considerazione tra i giovani, sia nella società, come pure tra gli edicatori delle scuole che chiudono tutti e due gli occhi, e soprattutto tra i politici… Perchè piangere allora? Fare quelle sceneggiate degli amici del “condannato a morte” defunto ha ancora una senso, soprattutto perchè si sarà in attesa di un prossimo morto? E’ cinismo questo? Sì, è cinismo. Per non soccombere alla disperazione, rifugiamoci nel cinismo.
Altrimenti, quale dovrebbe essere la reazione?
La reazione dovrebbe essere una sola: LA RIVOLTA.
“Rivoltarsi” innanzi tutto contro quella masnada di votati al crimine, quali sono quei cosiddetti politici che inneggiarono alla “droga libera”, che trovò una giustificazione sottotraccia nello “spinello libero” e “nella modica quantità ad uno personale”, ossia il farisaico sistema per l’espansione sottobanco della droga.
Si ricordano i valori religiosi e morali? Da parte di chi? Non da parte dei laicisti, liberisti, neopagani, satanisti, relativisti, multiculturalisti, cattolici progressisti e del dissenso, e così via. Tutti costoro, apertamente o subdolamente, tendono alla distruzione dell’individuo, dal concepimento, poi lungo l’esistenza dell’individuo completo e pure nella scelta della fine. A questo punto i metodi eugenetici sono dietro l’angolo… E giustificabili, come viene giustificato l’aborto, il divorzio, il matrimono innaturale e l’eutanasia.
Io, diversi anni fa, la pensavo come i nemici dell’Uomo: abortista, divorzista, spinello libero e modica quantità… All’eutanasia e al matrimonio gay non ci eravamo ancora arrivati. Rientrato nella Santa Madre Chiesa Cattolica ho cambiato punto di vista.
Ciò che è doloroso constatare è che certi cattolici impegnati in politica sono entrati nella fossa dei leoni dei nemici del Cristo. Peggio, un partito, un tempo coerente con la Croce – l’UDC – tresca con costoro e fornisce la possibilità a costoro di accedere al potere. Credono, forse, di poter fare rispettare ai relativisti i “principi non negoziabili” stabiliti dalla Gerarchia cattolica? Oppure, il Buttiglione, il Casini, eccetera, si limiteranno alla farsa contro il relativismo vincente, rimanendo però attaccati alle poltrone come cozze allo scoglio?
Se la politica è connivente – ad ogni livello – con il crimine organizzato che investe soldi in centri commerciali, residenziali, fieristici, eccetera, la civiltà morale ed etica ha ormai perduto la guerra.
Potranno i cittadini organizzarsi per opporsi al crimine organizzato e a quello politico? Con quale sistema? Negando il voto? Organizzandosi in associazioni non temibili da parte del crimine, come “La Rondinella”, o San Patrignano, che uno ne salva, mentre cento entrano nella droga?
Ho perduto ogni speranza nella democrazia, che in questi ultimi anni ha distrutto se stessa. Ripongo ancora la fiducia nella Magistratura, l’Arma dei Carabinieri, la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza… Però, occorre sostenere queste Istituzioni, sollecitarle ad agire, difenderle contro le pressioni dei politici che vorrebbero sottometterle. Permettiamo alla Magistratura e alle Forze dell’Ordine di rimanere l’unico baluardo di una civiltà ancora umana.
Di fronte al crimine organizzato di una potenza come quella attuale, che corrompe ormai perfino l’imprenditoria, i cosiddetti diritti fondamentali dell’individuo devono essere intesi in garanzia solo per il cittadino pacifico ed onesto. Ormai, non possiamo più essere procrastinatori di un andazzo buonista che ci sta facendo cadere in un baratro, da cui sarà impossibile risalire, se non a prezzo di indicibili sacrifici per la democrazia. Per cui, criminali organizzati, imprenditori e politici collusi devono essere messi sullo stesso piano e in condizione di non nuocere ulteriormente alla nostra società da salvare.
……..demoliamo il mito dello sballo…..
L’ INTOLLERANZA E’ PROGRESSO. LA TOLLERANZA E’ DECADENZA.
Lucido, puntuale e sofferto l’articolo dell’avv.to Giuseppe Bommarito, altrettanto lucide e veritiere tutte le altre considerazioni dei lettori, ma sono parole. Parole dettate dalla sofferenza, dall’amore per chi non c’è più e che ha segnato per sempre vite di mamme, papà, sorelle, fratelli ed amic. Ma che fare, non dico per risolvere il problema, almeno per contenerlo? almeno per salvare qualche vita in più? Quali azioni concrete intraprendere per fermare questa maledetta piaga che si ritorce contro giovani che muoiono e contro la società tutta? Il ruolo della famiglia, si; il ruolo delle forze dell’ordine? si; il ruolo della magistratura? si. Tutto ciò però, a mio sommesso parere, non basta. Non salviamo i nostri ragazzi dalla droga o dall’alcol con la repressione ma con l’educazione, con la formazione e con l’informazione, educandoli alla responsabilità personale con pazienza, con l’amore e con l’ascolto. So per esperienza diretta che ci sono tanti giovani che aspettano solo di essere amati, ascoltati, capiti. Se scuola, famiglia, chiesa e società civile tutta capisse ciò, forse saremmo un passo più avanti senza aspettare la soluzione politica che non ci sarà mai: Ma nessuno ricorda più che i parlamentari, scoperti dalle Jene e tutti gli altri si sono rifiutati di sottoporsi al test antidroga considerandolo una grossa privazione della privacy? Possono venire da questi soluzioni per la vita dei nostri figli?
A me invece pare – e lo dico con tutto il dovuto rispetto per le testimonianze comunque importanti di Bommarito – che il dibattito su questi temi si faccia sempre più confusa canea, e che, volendo ognuno applicare i propri vieti (e sconfitti) schemi mentali, si perdano seriamente di vista i contorni del problema.
Ora, si è iniziato a parlare di presenza costante del commercio di droga nella zona (fenomeno reale, e innegabile, e ovviamente problematico), e per perseguire una visione un po’ nostalgica alla “si stava meglio quando si stava peggio”, anche una persona che senz’altro conosce il fenomeno come Bommarito finisce per prendersela con i tornei di calcetto in notturna, o con la voglia di tirare tardi la sera d’estate, sparicchiando confusamente nel mucchio e finendo un po’ nel ridicolo.
Arriva l’onnipresente politicante col fervorino pronto, e ci dice che il problema, guarda un po’, “è politico”, ed è tutta colpa della solita “società materialista” e malata, quando invece è ovvio che nella stragrande maggioranza dei casi il problema sia del tutto individuale e personale e relativo alle vicende e alle robustezze di vita, famigliari, culturali, amicali dei giovani malcapitati, difficilmente rimediabili con la rivoluzione della Vandea o il catechismo a scuola.
La fiera delle banalità si conclude sempre con il richiamo alla tolleranza zero e al proibizionismo, che è la rassicurante ancora di salvataggio di chi non vuol vedere o peggio di chi è connivente, quando è ormai ovvio che tutto questo rappresenti l’opzione peggiore e che ha finito per mettere in mano a una serie infinita di delinquenti un mercato che (oltre a poter portare un gettito di miliardi di euro se legalizzato: http://www.linkiesta.it/legalizzazione-cannabis) sarebbe altrimenti almeno in parte controllabile (oggi, come sopra attestato, persino i discobus – altra grande invenzione dei movimenti genitori dirigisti – sono zona franca di spaccio incontrollato)
Francamente – non mi riferisco ovviamente a Bommarito, e non conosco gli altri commentatori, ma parlo in generale – di fronti a dibattiti del genere viene da chiedersi se chi parli per vecchi schemi tanto prefabbricati quanto inutili lo faccia per motivi religiosi, o per ingenuità, o se semplicemente finga di avere a cuore la (almeno parziale) risoluzione dei problemi connessi con lo spaccio degli stupefacenti
Diamo merito all avv per la battaglia che insieme ad altri sta portando avanti – ma siccome persona intelligente e sensibile – sa’
benissimo che ahimè e’ già persa in partenza-perche’ questa societa’ e’ drogata di una droga che non proviene dalle raffinerie colombiane ma da quella cosa oltre la quale nella sua fondazione lui spera di poter andare ” L ‘ INDIFFERENZA ”" indifferenza della quale giorno dopo giorno tutti noi ci nutriamo .
Non parliamo poi di chi dovrebbe legiferare facendo leggi che diano una mano alla causa-
il 78% di loro si e’ opposto al test antidroga dentro Montecitorio –
E allora a malincuore noi genitori – dobbiamo solo sperare che il venerdì il sabato e la domenica notte – non ci si debba svegliare per il suono del telefono fisso – che se squilla dopo le 23 di solito fa venire le convulsioni a tutti – perche’ come dice Bommarito la droga e l alcol –altra droga di cui molto poco Bommarito parla –di solito
sono la causa degli accattorciamenti di lamiere ….
Che Iddio abbia la benevolenza di NON far sopravvivere noi tutti ai nostri figli ….
Concordo con quanto dice rapanelli e sellonespecie sul concetto subdolo e devastante ma sottovalutato: l’INDIFFERENZA…diciamocelo..oggi a nessuno di noi frega nulla del nostro vicino di casa o di chi incontriamo. A tutti piace essere ascoltati..ma quanti hanno problemi di alcol..droga..gioco..slot delle macchinette che è pegio dell’azzardo..di solitudine..di salute..di lavoro…povertà…ieri si sonoo suicidate 2 donne..a chi importava di loro?..a nessuno..a proposito poi di Valori..di recente è uscito un sondatto da cui risulta che 7 donne su 10 non uscirebbero mai con un disoccupato..chiaro esempio di integrità morale..magari poisono le stesse che su facebook si dannano per il maltrattamenti ai cani
Tutti hanno il diritto di intervenire, ma dopo aver letto un paio di post, mi sento di consigliare maggiore riflessione e soprattutto rispetto per il lavoro di Bommarito.
E quel richiamo poi generico all’intolleranza. Nei confronti di chi, nei confronti di cosa?
I paesi piú arretrati del mondo sono intolleranti. I paesi piú avanzati del mondo sono tolleranti. Il nostro è semplicemente un paese confuso, allo sbando.
Stiamo discutendo mentre si sta piangendo la morte di ” Uno dei nostri ragazzi”. E’ proprio per questo che disapprovo con sdegno quanti cercano una qualche giustificazione nel comportamento di chi gravita intorno alla vita ( e sempre più spesso alla morte ) dei ” nostri ragazzi”. Non esistono giustificazioni ne’ tantomeno attenuanti: non si gioca con la salute e la vita degli altri. Mi riferisco sopratutto al commento del Sig. Clerico che trovo oltremodo fuori luogo: sembrerebbe quasi abbia degli interessi imprenditoriali nel campo delle discoteche.
Grazie ancora a Giuseppe ed a Gaetano sempre presenti ed in prima linea non solo come commentatori, ma prima di tutto sul campo. Già, perchè il loro essere sempre presenti, attenti e disponibili con le rispettive associazioni riescono veramente a riportare il sorriso sul volto di quanti hanno fiducia in loro. Grazie ancora, continuate così affichè il cucchiaino utilizzato per vuotare il mare diventi sempre più grande e possa ottenere risultati ancora più grandi di quelli ottenuti fino ad ora.
Tutti hanno il diritto di intervenire, ma dopo aver letto un paio di post, mi sento di consigliare maggiore riflessione e soprattutto rispetto per il lavoro di Bommarito. E quel richiamo poi generico all’intolleranza. Nei confronti di chi, nei confronti di cosa? I paesi piú arretrati del mondo sono intolleranti. I paesi piú avanzati del mondo sono tolleranti. Il nostro è semplicemente un paese confuso, allo sbando.
Andando a visitare un centro di recupero per tossicodipendenti ci si accorge che la provenienza degli ospiti è talmente eterogenea da rendere difficile la comprensione dei motivi che hanno spinto ognuno di loro alla prima esperienza.
La maggior parte di loro collega i propri problemi ai rapporti familiari, ma i motivi addotti sono molto diversi. C’è chi dice di avere avuto troppo, chi troppo poco, chi troppo amore, chi indifferenza ecc ecc.
In ogni caso la maggior parte di loro, di ogni estrazione sociale e culturale, è piú vittima che carnefice e va aiutata e non mandata al rogo come rifiuto della società.
Questo non significa essere tolleranti con l’uso e naturalmente lo spaccio della droga.
QUANDO SI DICE ” Per quanto riguarda le morti per droga sono tante è vero ma se andiamo a fare una statistica calcolando quanti assumono stupefacenti regolarmente e quanti muoiono per colpa di essa (calcolando anche gli incidenti stradali) le percentuali si abbasserebbero di molto” LA MIA IMMEDIATA REAZIONE è che senso ha una simile affermazione e di seguito serve a combattere la droga? Questa affermazione mi ricorda un particolare a CIVITANOVA MARCHE in un convegno sulla sicurezza funzionari della polizia di stato dicevano che le MARCHE sono una terra felice, pochi giorni prima All’inagurazione dell’anno giudiziario in ANCONA un alto magistrato diceva che nelle MARCHE le infiltrazioni MAFIOSE sono una realtà , MAFIE di ogni itpo e etnia, e che la droga si diffondeva fortemente tra le nostre comunità. I distinguo alla fine discreditano le persone che si battono in prima linea e rischiano la loro pelle contro la criminalità organizzata. I distinguo servono solo a fare terra bruciata a coraggiosi come BOMMARITO, e oggettivamente si è neutrali nei confronti della criminalità!
L’ora tarda e la stanchezza, non mi consentono un discorso più esteso su quanto vorrei dire sull’argomento, per cui abbrevio così:
Parlavo oggi con una signora 87enne, io e lei da una parte, tutti gli altri a divertirsi in acqua. Mi racconta la sua vita di duro lavoro nei campi e ad allevare animali. Fra ricordi spezzati dalla commozione quello di suo padre che le insegnò in particolare l’amore per i cani. che sempre avevano in casa. ”Se li tieni – mi disse- devi tenerli bene. Loro sono animali, tu non devi essere un animale con loro”. Poi dice a me ” Purtroppo mio padre se n’è andato troppo presto, ma tutto quello che mi ha insegnato, è stata tutta luce.”
Posto che i nostri figli non ascoltano più i genitori come un tempo, noi genitori , oggi, quanta luce siamo in grado di dare ai nostri ?
Da qui possiamo poi iniziare a parlare di società sempre più drogata, di più controlli delle forze dell’ordine, d notti di ogni colore, di carcerazione certa e pene più severe per i trafficanti di droga, per gli spacciatori e tutto il resto.
Se si pensa soltanto, che queglli aiutini chimici di cui parla Giuseppe, non sono assunti solo da certe categorie per migliorare le loro prestazioni professionali, ma anche da padri di famiglia che a dispetto di natura voglono esibirsi in perfette performance sessuali coniugali o extra , o madri ,che pronte ricorrono al botulino per nascondere le prime rughine , al silicone per gonfiarsi i seni smunti dall’allattamento , o le labbra per essere più procaci, ma quale insegnamento può derivare se tutti, genitorei e figli, siamo vittime di modelli sbagliati?
Poi tutto è dopato, siringato, pompato, tutto, non solo le persone: le merci che produciamo col marchio che ci mettiamo, la pubblicità che serve a venderle, i prodotti di cui ci nutriamo, la casa con gli arredi che vogliamo, il sempre più lungo percorso di studi universitari richiesto ,i mega centri commerciali , le dichiarazioni dei politici, quello che dicono i media. Tutto. è dopato ad uso e consumo di qualcosa o qualcuno. Tutti viviamo in qualche modo sopra le nostre forze fisiche , al di sotto di quelle intellettive. lontani da noi e dalla realtà.
I valori? Che merce è?
Alla base dell’assunzione delle droghe, di tutte le droghe, anche del tabacco e dell’alcol, c’è da considerare se la vita offre un margine di senso sufficiente per giustificare tutta la fatica che si fa per vivere. Se questo senso non si dà, se non c’è neppure la prospettiva di poterlo reperire, se i giorni si succedono solo per distribuire insensatezza e dosi massicce di insignificanza, allora si va alla ricerca di qualche anestetico capace di renderci insensibili alla vita.
Umberto Galimberti, L’ospite inquietante, 2007
Leggo sui quotidiani di oggi che una ragazza di Appignano è andata in coma a Tolentino per overdose. Cronache Maceratesi ancora non ha pubblicato la notizia… Avremo un altro decesso?
Commenti:
chissenefrega
non doveva drogarsi
i genitori dovevano controllare la figlia
le forze dell’ordine devono controllare
è colpa dei politici permessivisti
occorre droga libera ben tagliata da trovare negli spacci pubblici
carcere a vita allo spacciatore e ai criminali organizzatori dello spaccio
pena di morte per impiccagione pubblica allo spacciatore e e ai criminali organizzatori
dello spaccio
carcere a vita o pena di morte per gli imprendtori che fanno da “lavaggio” dei fondi
criminali.
consegnare ai genitori lo spacciatore, eccetera eccetera
Sono alcuni commenti che ho registrato a scottadito dopo la notizia dell’overdose della ragazza
c’è chi dice no e c’è chi dice si,qui sta la differenza e niente e nessuno puo’ cancellare nessun fenomeno tantomeno questo.c’è chi mette sotto accusa la famiglia e c’è chi mette sotto accusa chi spaccia,cane che si morde la coda a mio avviso,c’è sempre chi vende e chi compra ed entrambe provengono da una famiglia che a sua volta è messa sotto accusa.
Carissimo Avvocato questa è la società che la ns Repubblica chiede di essere presente ne faccia ammenda e come intende risolvere questo problema ? andando in giro come il giustiziere della notte ? quando ha intenzione di partire mi faccia un fischio ? arrivero prima delle forze dell disordine