Il terremoto mette in crisi anche gli Ospedali
Maurizio Mosca: “La situazione è tragica”

A Mirandola il sisma ha messo in ginocchio il distretto che produce fondamentali attrezzature medicali. "I telefoni non funzionano, so che sono dispersi sotto le macerie 3 operai della Belco" dice l'ex consigliere comunale di Macerata che da oltre 30 anni lavora con l'azienda Sorin

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di Filippo Ciccarelli

Non si arresta lo sciame sismico sul nord Italia. Anche oggi nuove, violentissime scosse hanno sconquassato il modenese e sono state avvertite per centinaia di chilometri di distanza, dalle Marche fino in Austria. Il bilancio iniziale parlava di 8 morti, ma il conto è stato sempre rivisto al rialzo, e al momento sembra che siano 15 le persone che hanno perso la vita. Crollano edifici storici, vengono lesionate case private e strutture pubbliche, piombano a terra anche capannoni di costruzione recente. Un dramma umano che coinvolge tutti gli italiani, ma che ha risvolti altrettanto preoccupanti anche se meno immediati.
Mirandola, zona dell’epicentro, è infatti il regno della produzione di attrezzature mediche di alta tecnologia, che servono pazienti ed ospedali in Italia e nel mondo. Chi conosce benissimo quella realtà è Maurizio Mosca, ex consigliere comunale di Città Viva, che da oltre 30 anni lavora con l’azienda Sorin: “La situazione è tragica, mi dispiace tantissimo perché conosco tutti a Mirandola” spiega Mosca “sarei dovuto andare su oggi a vedere coi miei occhi, ma poi ci sono state queste nuove scosse. La Sorin realizza prodotti biomedicali, ossigenatori, macchine cuore-polmoni. Aveva una produzione di 2000 ossigenatori al giorno, adesso è tutto fermo, è crollato il tetto su tre capannoni e non si sa quando sarà possibile riprendere la produzione”.

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Maurizio Mosca

Ci sono state vittime?
“Non lo so ancora, riesco a comunicare solo con Facebook e Twitter, ma mi hanno detto che alla Belco, azienda che produce filtri per la dialisi ed altre attrezzature importanti sempre a Mirandola, sono dispersi tre operai sotto le macerie. Loro avevano ricominciato a produrre, ma la scossa di oggi è stata terribile. Un mio amico mi ha detto che alle 9 di stamani stava andando a piedi verso un capannone, la scossa lo ha buttato per terra mentre era in strada”.

E’ possibile avere una prima quantificazione dei danni?
“Dal punto di vista economico siamo certamente nell’ordine dei milioni di euro. Ci sono poi molti reparti che utilizzano queste tecnologie: gli ossigenatori servono per esempio quando il cuore si ferma, quindi parliamo di attrezzature che salvano la vita, le usano i pazienti e si usano quotidianamente nelle sale operatorie. Cardiochirurgia, nefrologia, e altre realtà hanno forniture che sarà difficile soddisfare dopo questo terremoto: parliamo di prodotti realizzati su misura, un’eccellenza che viene venduta in tutto il mondo”.

C’è un’idea di quando e come sarà possibile ripartire?
“Non ancora. Mi fa male vedere quelle zone ridotte in quello stato, ho tantissimi amici e troppi ricordi. Posso sperare che passi presto, in 34 anni abbiamo fatto cose grandissime insieme in tutto il mondo, e veder finire tutto per un terremoto è un colpo al cuore”.


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