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Bellabarba: “Stiamo abbassando la guardia
ma il burrone è ancora sotto di noi”

Per il presidente provinciale di Confartigianato Imprese " il motore della nostra economia, quello rappresentato dalle piccole e medie imprese, è ogni giorno minato da una pressione fiscale insostenibile, da una burocrazia sempre più macchinosa e costosa, da mancanza di liquidità"
domenica 15 aprile 2012 - Ore 16:22 - caricamento letture
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Folco Bellabarba

“Il Paese – afferma Folco Bellabarba, Presidente Provinciale di Confartigianato Imprese Macerata – sta pericolosamente abbassando la guardia. Dopo la nomina del Governo tecnico ed i suoi primi, pesanti ma necessari provvedimenti, ci siamo considerati già in salvo ed invece, purtroppo, non lo siamo affatto. Nei partiti e nelle forze sociali si è ricreata quella che qualcuno ha definito la sindrome del “liberi tutti”: ognuno per sé! Si è tornati a sostenere le posizioni più intransigenti, spesso inconciliabili tra loro, a difendere posizioni indifendibili, a cercare di salvaguardare anacronistici privilegi, la responsabilità e la sobrietà è stata ormai abbandonata, l’interesse generale non è più un cardine. L’ultima dimostrazione di quanto sopra l’abbiamo in questi giorni in cui il dibattito sulla riforma del lavoro è diventato rissoso, capace solo di stravolgere quello che sarebbe dovuto essere un modello universale, per pubblico e privato, con garanzie e tutele chiare, eque ed uguali per tutti, non solo per i lavoratori già in essere ma anche per quelli futuri: i partiti ripresentano ognuno una propria ricetta, i sindacati pongono diktat e minacciano o promuovono mobilitazioni se non scioperi, ognuno ritorna a remare per la parte che dice o crede di rappresentare. Così però non si va da nessuna parte, anzi…. si va dritti dritti  verso il precipizio che è purtroppo ancora lì, sotto i nostri piedi. Convinti di esser guariti seppur convalescenti, dobbiamo prontamente ricrederci ed arrenderci alla cruda verità: siamo ancora seriamente malati!  La cosa più grave è che in queste ultime settimane stiamo ricadendo nei vecchi errori del passato: appena il burrone ci è parso più lontano tutto è tornato come prima. E’ ritornato in auge quello che sembrava ormai un ricordo, il cosiddetto teatrino della politica: ognuno di nuovo a recitare i vecchi e superati copioni di sempre. Il giudizio e l’operato di gran parte delle forze politiche e sociali si è fatto irridente nei confronti dei mercati non appena il famigerato “spread” tra i nostri Btp ed i Bund tedeschi si è significatamene abbassato: tutti si sono dimenticati che almeno metà del nostro debito è collocato all’estero e che comunque dovremo, nei prossimi mesi, rinnovarlo. Nessuno parla più di tagli alla spesa pubblica, nessuno parla più di soppressione di Enti inutili, nessuno parla più di abbattimento dei privilegi e dei costi della politica!

E, in una “situazione Paese” così cupa, si continua ad invocare la crescita come l’ancora di salvezza. In effetti essa non sarà la panacea di tutti i mali ma è sicuramente una necessità irrinunciabile. Anche qui però, finora, solo annunci o speranze: la crescita avrà necessità di supporti e di provvedimenti governativi adeguati, ma di quale crescita si può parlare se il motore della nostra economia, quello rappresentato dalle piccole e medie imprese, è ogni giorno minato da una pressione fiscale insostenibile, da una burocrazia sempre più macchinosa e costosa, da mancanza di liquidità. E non mi riferisco qui solo al “credit crunch”, ma a preoccupare seriamente sono i tempi biblici necessari all’incasso dei crediti vantati nei confronti della Pubblica Amministrazione. E qui in molti casi si rasenta un vero “paradosso”: il 25% delle imprese che hanno ricevuto cartelle esattoriali da Equitalia vantano crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione! Ora, se per quanto riguarda il ritardo cronico, nonostante le direttive europee, non c’è ancora sul tavolo del governo uno straccio di soluzione, perché, almeno, non si concede, magari temporaneamente, la possibilità di compensare gli eventuali debiti fiscali con i crediti sospesi. Lo Stato non può pretendere il pagamento delle tasse se prima non fa il suo dovere. Le imprese non possono essere considerate come mucche da mungere all’infinito ed è bene che si sappia che comunque latte non ne hanno davvero più. Non si può continuare ad assistere inermi , bollandoli magari come “insensati”, ai non più sporadici gesti estremi compiuti dagli imprenditori “.



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