Potrebbe aver colpito anche nella villa di Paciotti un rapinatore albanese arrestato a Roma
L’allarme criminalità nelle Marche e in provincia di Macerata, recentemente ribadito e sottolineato anche dal sottosegretario Alfredo Mantovano (leggi l’articolo) nella sua visita maceratese, resta alto. Ma resta alta anche l’attenzione delle forze dell’ordine che nelle ultime ore hanno messo a segno colpi importanti. Infatti, è stato identificato come uno degli autori della rapina da ‘arancia meccanicà messa a segno il 19 giugno scorso nella villa di un ex funzionario di banca a Fano, uno dei nove albanesi arrestati nelle ultime ore a Roma dalla Squadra mobile per una serie di rapine in villa. Pare che il rapinatore possa essere coinvolto anche nella rapina messa a segno lo scorso marzo nella villa dello stilista civitanovese Cesare Paciotti (leggi). L’uomo, Leo Ndreu, 30 anni, domiciliato nella Capitale, è stato raggiunto da un provvedimento di fermo del pm di Pesaro Massimo Di Patria: è accusato di rapina, lesioni aggravate e porto abusivo d’arma. Non si esclude che altri componenti della banda abbiano partecipato all’irruzione nell’abitazione fanese di Adolfo Carnaroli, ex bancario malmenato insieme alla moglie e al figlio di 32 anni, poi trascinato sotto una doccia bollente e infine ferito a colpi di pistola ad aria compressa perchè consegnasse ai banditi denaro e gioielli: minacce inutili, visto che, non riuscendo a trovare nessun oggetto di valore, i malviventi avevano dovuto darsi alla fuga. Secondo il questore di Pesaro Italo D’Angelo, che ha dato notizia del fermo, potrebbero esserci collegamenti anche fra Ndreu e la gang che il 24 marzo mise a segno una rapina altrettanto violenta nella villa dello stilista Cesare Paciotti, a Civitanova Marche. In quell’occasione, il padrone di casa subì la frattura di due costole per un calcio alla schiena, per essere poi immobilizzato insieme alla moglie e alla figlioletta, mentre i banditi facevano razzia di gioielli di valore, orologi, denaro contante. In tutte e due i blitz, gli assalitori erano armati di revolver e coltelli, con il volto coperto da passamontagna. Per farsi strada indisturbati, avevano prima neutralizzato i cani da guardia. Nel caso della famiglia Carnaroli, l’irruzione era stata preceduta da un furto nelle settimane precedenti, con lo scopo di avere una piantina precisa dei locali. Per collaborare alle indagini della Mobile della Capitale, si sono recati a Roma il dirigente della Squadra mobile di Pesaro Urbino Stefano Seretti e il dirigente del Commissariato di Fano.
