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Caraffa, il mago dei ginocchi:
“La mia vita per l’ortopedia”

Le interviste ai candidati al "Maceratese dell'anno"
martedì 26 gennaio 2010 - Ore 01:35 - caricamento letture
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di Matteo Zallocco
Auro Caraffa, 53 anni, Direttore della Clinica Ortopedica dell’Ospedale Universitario di Perugia, è considerato uno dei migliori ortopedici d’Italia. Ed è maceratese, di Sarnano. Tra gli altri ha operato grandi calciatori e per questo si è parlato di lui anche recentemente nelle cronache sportive nazionali
“Ho operato diversi calciatori e anche atleti di altri sport, ma preferisco non fare nomi anche se è una pubblicità per me. Mi piace parlare dell’uomo qualunque, a me fa più piacere rimettere a posto un poveraccio che non riesce a camminare. Anche se è una bella soddisfazione riuscire a far tornare in attività un atleta”.
Dirige la Clinica Ortopedica dell’Ospedale Regionale di Perugia dal 2006…
“ Sì, precedentemente lavoravo nella stessa clinica come professore associato, poi ho preso il posto del professor Cerulli con cui ho lavorato per dieci anni (dal 1990 al 200) anche all’Ospedale di Terni”.
Da quanti anni vive in Umbria?
“Mi sono trasferito a Perugia per frequentare l’Università e da quei tempi ho sempre vissuto in questa città”.
A Sarnano torna spesso?
“Sì, una volta alla settimana per l’attività ambulatoriale e per andare a trovare mia madre”.
Cosa hanno significato per lei le “radici” sarnanesi?
“Indubbiamente mi ha creato dei vantaggi permettendomi di conservare i sani principi morali ed etici che derivano dalle nostre tradizioni. Questo mi consente di avere un ottimo rapporto con i miei pazienti. Le stesse modalità di comportamento cerco di inculcarle nei miei collaboratori, nei giovani medici in formazione e in quelli delle scuole di specializzazione in Ortopedia e in Medicina fisica e riabilitazione, che partecipano all’attività nella Clinica da me diretta”.
Cosa le manca di Sarnano e del Maceratese?
“Della nostra provincia mi mancano alcuni aspetti tipici del nostro territorio, da quelli culinari (che in qualche modo mia moglie compensa) al rapporto con gli amici dell’infanzia e i parenti più stretti, e questo è sicuramente l’aspetto più importante”.
Quali sono state le sue più grandi soddisfazioni professionali?
“Cerco di fare nel modo migliore la mia professione e dedico ad essa tutto. Mi sono tolto grandi soddisfazioni con la carriera universitaria che mi ha portato a diventare professore di prima fascia e a dirigere la clinica universitaria. Eseguiamo circa 4.000 interventi all’anno, di cui oltre 600 fatti da me” .
In particolare sono interventi legati all’attività sportiva…
“Sì, da me viene soprattutto la popolazione sportiva, mi occupo di  traumatologie, chirurgia artoscopica del ginocchio e chirurgia protesica. Opero tanti legamenti del ginocchio (circa 400 ogni anno) che nello sport sono sempre più frequenti a causa della maggiore velocità di alcuni sport come il calcio. Ho tanti pazienti di Marche e Umbria, ma vengono anche dall’Emilia Romagna e da diverse regioni del Sud”.

Un consiglio a tutti noi da ortopedico?
“Penso che la Regione Marche sia coperta piuttosto bene dal punto di vista ortopedico, ora bisogna prevenire le problematiche degli ultimi anni a partire dalla traumatologia geriatrica perché sia nelle Marche che nell’Umrbia l’età media sta aumentando considerevolmente”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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