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L’importanza dello sport,
parola a Sergio Tavcar

martedì 17 febbraio 2009 - Ore 18:24 - caricamento letture
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Un giornalista, Francesco Ciccarelli, e un uomo di sport come Alessandro Porro che ha giocato nella massima serie di calcio, ci raccontano l’incontro tenuto all’Università di Macerata con Sergio Tavcar, voce mitica dello sport.

sergiotavcar

di Francesco Ciccarelli
“Anche una scimmia ammaestrata può giocare a calcio, ma per giocare a basket occorre un bipede dotato di intelligenza”; “Un altro tiro libero sul ferro per Ratko Radovanovic, la mano piu’ quadrata di Jugoslavia” ; “Crediamo che qualunque giocatore, anzi, mi correggo, qualunque bipede avrebbe segnato da quella posizione”; ” Wimbledon, volée della Williams di una goffaggine degna di un torneo di serie Z”; “Gentili amici è una nefandezza”.

Queste sono solo alcune frasi rimaste celebri nella mente di quanti seguivano nel passato e seguono ancora oggi le telecronache di basket di Sergio Tavcar (nella foto), un giocatore di basket triestino degli anni ’70 che collabora con la televisione “TV Koper Capodistria” , rete che anni fa era molto seguita ovunque proprio per le dirette esclusive di diversi avvenimenti sportivi.

Lo abbiamo intervistato al termine di un convegno sull’importanza sociale dello sport per i giovani universitari organizzato dalla Premiata Montegranaro e dalle responsabili di due dipartimenti universitari (le professoresse Katia Giusepponi e Barbara Pojaghi).

“Mi ha fatto molto piacere l’invito ricevuto dall’Università di Macerata di venire a parlare di questo argomento molto interessante. Io ho avuto una breve carriera cestistica nell’ex Jugoslavia e a 18 anni iniziai ad allenare una squadra di giovani e fondai una società che arrivò anni fa in serie B. La mia esperienza con “TV Koper Capodistria” iniziò per caso perché avevano bisogno di una persona che sapesse parlare l’italiano e lo sloveno ed io ero l’unico della redazione che era preparato a questo. Ricordo che iniziai a fare le telecronache di basket in un piccolo studio ricavato in modo semplice, poi “TV Koper” cominciò a trasmettere anche in Italia. Oggi, a causa di una serie di leggi, non abbiamo più ripetitori e trasmettiamo solo nel Friuli Venezia Giulia e nelle zone limitrofe. A me è sempre piaciuto insegnare basket specialmente ai giovani, perché ritengo che il modello da seguire per il basket a tutti i livelli sia quello dei college americani che danno la possibilità ai giovani di studiare e giocare e li formano per la vita, perché i college stessi hanno al loro interno regole ferree da seguire. In Italia, purtroppo, il basket è molto seguito a livello di pubblico, ma i giornali gli dedicano poco spazio perché sono molto infarciti di calcio e questo è un male. Per cercare di cambiare questo andazzo occorrerebbe andare a proporre il basket nelle scuole aumentando le ore di educazione fisica, alternando lo studio sui banchi e nelle aule la possibilità di dare ai giovani di giocare liberamente all’aria aperta ed insegnando ai genitori a non esasperarli. Io è da tanto tempo che cerco di insegnare queste cose e di comunicarle in televisione ed infatti, malgrado le tante offerte che ho ricevuto da altre televisioni, sono rimasto sempre a “TV Koper Capodistria” perché mi hanno permesso di esprimere la mia opinione liberamente. A livello italiano il basket ha dei veri e propri talenti che però, per una serie di ragioni non riescono ad esplodere e per cercare di fare una buona carriera emigrano all’estero. E questo è un male. Penso poi che in Italia specialmente, lo sport è troppo condizionato dalle televisioni che esasperano gli eventi con trasmissioni a volte fasulle che incitano alla violenza e non educano ai veri valori dello sport. Oggi anche gli atleti più giovani vanno agli allenamenti e spesso non riescono ad imparare il concetto di gruppo o non fanno gioco di squadra perché hanno modelli educativi distorti che vengono dati loro dalla televisione. Io di questi argomenti ho parlato anche in un libro che ho scritto, ma che nessuno ha voluto mai pubblicare e questo mi dispiace. Ho anche chiesto di parlare di queste cose nelle scuole di ogni ordine e grado, ma solo l’Università di Macerata me lo ha consentito. Speriamo che in futuro le cose cambino, ma non sono molto fiducioso”.

***

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di Alessandro Porro

E’ un impegno verso un comune e congiunto obiettivo tra Premiata Montegranaro e Università di Macerata quello che ha portato all’organizzazione del convegno sull’etica nello sport, tenutosi ieri mattina nell’aula Magna dello stesso ateneo.
Unione di intenti che vede l’Università maceratese allungare l’ottica delle sue iniziative verso lo sport in generale nelle sue sfaccettature sociali ed economiche, mentre la lungimiranza e la programmazione della rinomata società di basket, cerca di formare interesse e cultura attraverso confronti e proposte allargati al mondo dei giovani.
Per questa bella iniziativa nessuno più dell’ospite d’onore, il coach Sergio Tavcar, poteva legare le varie proposte nella sua doppia e molteplice veste di icona giornalistica della pallacanestro ed educatore di giovani cestisti.
Nel convegno proposto dalla dott.sa Giusepponi coadiuvata dalla docente dott.sa Pojaghi, si sono aperti spazi di conversazione e confronto con i non molti purtroppo presenti, che hanno chiarito sin da subito come lo sport e lo studio vadano promossi in una simbiotica proposta formativa, una a sostegno e completamento dell’altra.
Hanno preceduto l’intervento principale l’apertura fatta da Gianmaria Vacirca, figura di spicco della Premiata Montegranaro e quella dell’addetto stampa Marani, i quali hanno accennato  alle attività in fase di organizzazione, come la collaborazione internazionale con altri prestigiosi atenei quali Princeton, o un “Premiata Erasmus” con realtà cestistiche europee , senza dimenticare lo studio di iniziative promozionali per abbonamenti o investimenti di rilancio.
Vera fonte di spunti e considerazioni si è rivelata, come da attese, la relazione del giornalista Tavcar che, attingendo dalla sua esperienza con pochi pari, ha percorso la storia e le difficoltà di uno sport in continua fase di crescita, ma che ancora non sembra contaminato dagli eccessi che ne deturpano la primaria natura agonistica.
Un educatore prestato al giornalismo o un cronista che si scopre allenatore di giovani è il dubbio che ha voluto mantenere per tutto il confronto, in entrambi i casi comunque una figura da prendere come riferimento e spunto.
Cresciuto nel bozzolo di Koper Capodistria, la televisione che lanciava lo sport prima dell’era Mediaset, ha trasferito le sue conoscenze ed esperienze di cestista nella formazione di ragazzi e nella divulgazione del semplice pensiero legato allo sport da lui amato.
L’analisi del gruppo sportivo come cellula della società contemporanea, con i suoi valori o ricerca della propria identità, è stato il filo conduttore dal quale divagare verso la formazione culturale, la promozione, il ruolo inquinante dei media fino alla ricerca di stimoli per le molte opportunità nello sport.
Un incontro formativo che senza voler appesantire nessuno doveva e poteva essere promosso in modo migliore, considerando il prestigio della nostra Università e la figura di eccellenza sportiva che la Premiata Montegranaro rappresenta in questo momento per lo sport marchigiano.
E’ comunque un bel primo passo.



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